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Mirio Bocchi: Piattaforma politica Stampa E-mail
Atti ufficiali - Partito
Scritto da Redazione   
Lunedì 30 Novembre 2009 16:26
PIATTAFORMA POLITICA PROGRAMMATICA PD BERGAMO
 
 

Le seguenti sono linee sintetiche, a punti, utili per definire il quadro d’insieme e per fornire una traccia di lettura del nostro approccio politico.
Dentro il nostro partito troviamo riferimenti di pensiero che si rifanno a due secoli di storia: dai valori del Risorgimento italiano a quelli del movimento operaio, da quelli ispirati al cattolicesimo democratico e popolare e alla dottrina sociale della Chiesa a quelli di ispirazione liberale. La Carta Costituzionale è la sintesi felice di questa storia plurale del nostro popolo, ed è il fondamento della Repubblica e della democrazia. Sono queste le basi solide sulle quali si attesta il PD di Bergamo. A Bergamo, più che altrove, contano l’ispirazione cattolica e la tradizione cattolica. È un dato rilevante per cogliere le peculiarità della società bergamasca.

Il Partito Democratico declina nella comunità bergamasca quei valori, permeandoli nella specificità territoriale, caratterizzata da pressioni autonomistiche e da diffusa sussidiarietà solidale.
Il richiamo alla nostra Carta Costituzionale vale anche per il rimando alle autonomie locali, ordinate secondo i principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione (art. 114- 118 e 119). In modo particolare i principi dell’adeguatezza e della sussidiarietà pongono alla nostra attenzione il tema dei rapporti fra i vari livelli di autonomia nella nostra repubblica. A Bergamo questo è un tema particolarmente sensibile e che deve stare in agenda di una forza politica come la nostra che si ispira all’autonomia dei diversi livelli istituzionali. È anche un tema sensibile per i rapporti con la Regione, in modo particolare per alcune funzioni rilevanti per le quali proprio i principi costituzionali di sussidiarietà e di adeguatezza imporrebbero soluzioni di governo più rispettose del principio autonomistico. Citiamo ad esempio il governo delle funzioni sociali e socio-sanitarie, che potrebbe trovare adeguatezza e maggiore efficienza proprio a livello comunale e provinciale.
A Bergamo è presente un’attenzione marcata, a tratti eccessiva e fuorviante, verso valori localistici, prodotti più dallo sguardo all’indietro che dalla capacità di interpretare i fenomeni del presente e del futuro; la Lega rappresenta a suo modo quel laccio culturale della chiusura e della diffidenza, che è di ostacolo alla visione di un futuro che è già qui. Occorre da parte nostra promuovere ad ogni livello la fiducia nelle nostre potenzialità e la capacità della nostra comunità di reggere la sfida che viene dal mondo. Occorre affrontare con razionalità e con uno sguardo complessivo il tema della mondializzazione, facendo leva sull’effetto positivo indotto dal progressivo venir meno delle linee di confine fra i popoli. Ma non sono neppure i pregiudizi ideologici opposti a quelli del localismo esasperato e esagitato a mutare favorevolmente le condizioni di consenso attorno alle nostre idee.
Il nostro Partito deve tenere chiaro davanti a sé, come valore, il fondamento genetico della democrazia: la diversità. La diversità è condizione necessaria tanto per la vita biologica quanto per il progresso civile della comunità umana. Una comunità che si chiude non ha spazio nella storia dei prossimi decenni. Anche dal punto di vista economico, l’immigrazione rappresenta oggi, una risorsa indispensabile, sia per il circolo virtuoso finanziario innescato dalla nuova forza lavoro nella redistribuzione di reddito a favore della popolazione anziana, in specie quella non autosufficiente, sia per il contributo in termini di natalità e di risorsa per le generazioni future.

Dobbiamo considerare attentamente le raccomandazioni finali della Commissione Sarkozy, coordinata da Stiglitz, Fitoussi e Amartya Sen. Esse rappresentano una buona e intelligente piattaforma. Inoltre ci dovrebbe insegnare qualcosa il fatto che un governo conservatore ha compiuto una scelta illuminata e con una chiara visione del futuro, assegnando all’economia e alla finanza un posto importante ma non più esclusivo per misurare il ben-essere di una società. Il ben-essere sociale, la qualità delle relazioni sociali, la qualità dei luoghi e dell’ambiente, l’impatto dei servizi sul benessere delle persone e della comunità sono tutti elementi che concorrono a creare “ricchezza” nel senso più complessivo del termine. Passare dalla considerazione della quantità dei beni prodotti alla loro qualità e al contributo che essi danno alla produzione di ben-essere sociale, definisce non solo una scelta intelligente, ma un atto politico rilevante, che corregge il profilo economicistico del PIL.
Grazie anche ai lavori della Commissione Sarkozy si deve aprire una riflessione anche in casa nostra. In che misura i servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione partecipano alla produzione del ben-essere sociale della nostra comunità? In che misura la qualità dell’ambiente naturale e dell’ambiente costruito partecipano alla produzione di quel civismo diffuso, di quell’equilibrio fra volume e spazio che caratterizza la lunga storia dell’arte e del paesaggio italiano? In che misura la scuola primaria e la secondaria partecipano alla produzione del sapere e del saper fare delle giovani generazioni? In quale misura i costi della qualità scadente dei servizi e dei prodotti pesano negativamente sulla ricchezza economica del paese? In quale misura la qualità dei servizi di accoglienza incide economicamente sul turismo caratterizzato sempre più (vedi la nostra provincia) dal mordi e fuggi? In quale misura l’abbandono delle valli e le migrazioni giornaliere dei lavoratori incidono sulla qualità della vita e sul costo economico legato al mal-essere sociale e ambientale che ne deriva?
Davvero queste riflessioni conducono a una visione nuova dell’insieme delle relazioni umane, anche in campo economico e finanziario.

Il PD è il partito del lavoro. Il PD a Bergamo si pone in ascolto, senza filtri ideologici, della comunità bergamasca, in specie del mondo del lavoro e di tutto il lavoro, senza fare distinzione fra lavoro e lavoro. Il lavoro, in tutte le sue forme, è il diritto fondamentale su cui poggia la nostra democrazia. Bergamo è una terra ricca di ogni tipo di lavoro. Ci sono le condizioni per offrire alle giovani generazioni e alle generazioni future il sapere scientifico e le opportunità di impiego e d’impresa. I Poli tecnologici di Dalmine e Stezzano, l’Università di Bergamo, quel che resta delle grandi imprese manifatturiere, la rete delle piccole e medie imprese e delle imprese artigiane vivono oggi in condizioni difficili per la crisi economica e finanziaria, ma ancor più esse temono l’assenza di una guida politica di sostegno dei processi economici. Esse temono soprattutto l’assenza di una visione politica del futuro. La visione del futuro è l’asse centrale di ogni politica che cerca il consenso per costruire il futuro della società. La visione breve, nonostante il momento triste della politica italiana possa far pensare il contrario, non crea le condizioni per una crescita di consenso attorno a progetti di lungo respiro. Le difficoltà attuali della maggioranza di governo sono il frutto di una visione breve e noi dobbiamo avvertire la responsabilità di offrire invece un’alternativa di prospettiva civile per questo nostro paese affaticato e spento. A partire proprio dal lavoro e dal sapere.
Il PD di Bergamo deve interpretare il ruolo di una forza politica che pone al centro dei suoi interessi la riorganizzazione e l’integrazione fra il mondo del lavoro e il mondo dei saperi, fra la visione del futuro e il sostegno alla crisi presente, fra la continuità delle grandi tradizioni manifatturiere bergamasche e il lavoro sempre più connesso all’alto sapere, fra le tradizioni contadine e l’innovazione in qualità dei prodotti della terra.
Dobbiamo puntare ad una forma di consultazione permanente con i sindacati, le associazioni di categoria, i promotori pubblici o privati di innovazione tecnologica, le rappresentanze istituzionali, le alte scuole scientifiche e professionali.
Dobbiamo promuovere in modo convinto le attività nel settore agricolo e zootecnico. Oggi soprattutto si nota una particolare attenzione da parte dei consumatori alla qualità dei prodotti della terra e alle filiere locali. Dobbiamo promuovere e sostenere gli sforzi dei giovani che intendono iniziare il lavoro contadino e agricolo. È questo un fenomeno che sta mettendo radici e che può rappresentare un punto di forza per la nostra economia, per il rispetto dell’ambiente (filiera corta e chilometro zero), e aprire interessanti spazi di lavoro e di impresa.
Pensare oggi al lavoro significa anche per il nostro partito aprirsi ad una decisiva alleanza con il mondo del lavoro e delle imprese artigiane e specialistiche innovative (i parchi tecnologici e le facoltà universitarie) per declinare a Bergamo il tema cruciale della sostenibilità ambientale, incrociando positivamente la storia con il futuro; Bergamo vanta una fra le migliori maestranze edili (i nostri artigiani e le nostre imprese medio-piccole sono i più quotati nell’edilizia tradizionale), eppure ancora oggi non offriamo alle imprese artigiane un adeguato sostegno nel favorire l’eccellenza attorno al tema del risparmio energetico e dell’edilizia innovativa. Su questo tema s’incrociano concretamente la capacità scientifica di innovare delle nostre scuole professionali con il saper fare degli operai, dei tecnici e degli artigiani. Accompagnare le nostre imprese, ascoltare le loro preoccupazioni, muoversi con esse per superare il momento critico della fase finanziaria ed economica, disegnare accanto a loro il futuro dell’economia bergamasca, rappresenta un segno di attenzione che non sarà sottovalutato dai nostri concittadini.

Dobbiamo porre al centro del dibattito pubblico la necessità di procedere speditamente all’infrastrutturazione della nostra provincia, sia di natura tecnologica (l’autostrada informatica, a banda larga), sia di natura trasportistica e logistica. Dovremmo spostare di più l’interesse verso forme strette di cooperazione anche di natura societaria con la provincia di Brescia e di Verona, tenuto conto che qui si gioca una rilevantissima partita per lo sviluppo sostenibile della Lombardia Est; basti pensare alla rete aeroportuale (tre aeroporti in 80 km), ai collegamenti tra le valli e gli assi di collegamento tra Bergamo e Brescia; basti pensare al collegamento con il Brennero, elemento forte di connessione strategica con il Veneto, il Trentino e il Nord Europa.
Si aprono su questi temi confronti decisivi che pongono anche la questione della insufficienza prospettica dell’Amministrazione Regionale e del rischio per la nostra comunità bergamasca di non avere spazi adeguati al riposizionamento di Bergamo in questo nuovo e possibile orizzonte strategico. Lo scontro con la visione miope della Lega e la visione milanocentrica dell’attuale maggioranza che governa la Lombardia dovranno costituire un asse della nostra visione politica del sistema bergamasco nella regione lombarda e verso prospettive nuove di collaborazione intra ed extra-regionale.
Il trasporto pubblico locale dovrà in tempi rapidi, e con il concorso del privato, organizzarsi su una rete più vasta che preveda connessioni su ferro di tipo metropolitano fra Treviglio, la Valle Seriana, fra Ponte San Pietro e l’attestazione delle valli Brembana e Imagna, e con il nuovo Ospedale di Bergamo. Consideriamo positivamente, pur rimarcandone le manchevolezze strategiche, lo sforzo dell’amministrazione provinciale precedente nei riguardi della infrastrutturazione provinciale, in ogni senso intesa. Dobbiamo evitare che l’asse Milano-Brescia divenga occasione per tagliare fuori le nostre Valli da connessioni che ne possano garantire sviluppo e valore.
La rete dei servizi socio-sanitari e il nuovo Ospedale di Bergamo sono un altro elemento forte che segnerà o meno la nostra capacità di incidere positivamente in quella grande rete di interessi e di valori che ruotano attorno al tema della salute e del ben-essere. Attorno a questi temi abbiamo intelligenze e competenze, esperienze e legami interessanti. I temi attorno ai quali occorre impegnare il partito sono:

  • la revisione della rete ospedaliera provinciale, che non potrà rimanere tale e quale, sia per i nuovi parametri previsti dal Piano Nazionale, sia per l’entrata in funzione del nuovo Ospedale di Bergamo;
  • il potenziamento dell’assistenza territoriale e dell’aiuto alle famiglie, con l’individuazione di nuovi servizi specificamente rivolti agli anziani non autosufficienti, che sono in crescita esponenziale e che rappresentano già ora un’emergenza per molte famiglie;
  • l’attivazione di una rete culturale della salute che potrà collocarsi politicamente in una sorta di organizzazione aperta al contributo e al confronto di un mondo complesso di interessi e di esperienze;
  • la famiglia come luogo di interessi concreti, come modello sociale e organizzativo, come nodo possibile di una vasta rete, come luogo evolutivo verso un’educazione plurale, dovrà essere per il PD bergamasco un “luogo politico” di attenzione più concreta.

Rimandiamo, a questi propositi, alle riflessioni e ai punti qualificanti che gli amministratori bergamaschi, gli uffici di piano, le associazioni, i sindacati, il terzo settore e la diocesi, hanno posto all’attenzione degli organi regionali in questi ultimi anni.
A livello politico, dovrà essere posta a tema, a livello locale e regionale, la questione del governo del sistema sanitario e socio-sanitario, che dovrà vedere sempre più protagonisti i Comuni. Specie il settore dell’assistenza socio-sanitaria (RSA, CDI, ADI, Consultori Familiari, le RSD e le comunità protette, anche di natura psichiatrica, le strutture intermedie di assistenza socio-sanitaria e sanitaria) dovrà costituire il primo passo verso un maggior potere di indirizzo e di controllo da parte delle comunità locali.

Il nostro Partito, che può oggi contare su una fitta rete di Circoli, dovrà anche organizzarsi sia territorialmente che funzionalmente su area vasta, tenuto conto che esiste nella nostra provincia una distribuzione di funzioni e di ruoli istituzionali, nei quali coincidono già, ad esempio, i Distretti socio-sanitari e gli Ambiti sovra comunali. Questo nuovo e interessante “ente intermedio” potrebbe essere la base per una ridefinizione delle zone organizzative del PD. Il vantaggio è di avere a disposizione un’area vasta omogenea attorno alla quale costruire politiche comunali e sovra comunali caratterizzate da stabile rappresentanza.
In queste aree vaste sovra comunali istituzionali già definite, il PD dovrà avere la capacità di tenere assieme l’attenzione e la tensione nei confronti della comunità locale (il Comune) con la visione più ampia e organica dell’Ambito. E’ questa una palestra anche per noi, per evitare il rischio di una nostra introspezione localistica, che penalizzerebbe la nostra capacità di incidere nell’opinione pubblica bergamasca; opinione pubblica che, per definizione, non è mai la somma di visioni e opinioni locali.
Ne discende anche un’altra affermazione che è, secondo noi, fondamentale: il PD bergamasco trova la sua ragion d’essere se opera per la società bergamasca nel suo insieme. La politica concepita come visione parziale ha finito per penalizzare il centro-sinistra a Bergamo. Dobbiamo mettere in campo una diversa capacità di ascoltare, di comprendere, di proporre e di costruire progetti utili attorno ai quali chiamare al confronto ogni parte della società politica e civile. Così si sta al centro del dibattito: progettando la costruzione della comunità bergamasca. Essa è al centro dei nostri interessi; non possiamo certo cambiare il mondo, ma possiamo cambiare il nostro modo di essere nel mondo. E’ questo il sano principio del relativismo applicato alle funzioni politiche, e che permette soprattutto di portare a casa, giorno per giorno, l’attuazione concreta di quei valori e principi alti che stanno alla base e motivano il nostro agire nel PD e per la società bergamasca. E’ questo il vero punto cruciale del riformismo, rigorosamente laico, decisamente aperto, teso a costruire e a edificare il futuro della nostra comunità.

Un altro tema ne discende ed è quello della comunicazione. La comunicazione è cruciale, i simboli e le scelte devono essere chiare e comprensibili, incrocianti gli interessi della maggioranza del popolo bergamasco; l’efficacia della comunicazione sarà proporzionata, per forza e incisività, all’uso moderato delle parole, agli esempi che vi si rapportano, e al tono positivo delle stesse. Il PD deve mettere al centro del suo sistema comunicativo la parola semplice. La semplicità è la più difficile delle virtù. Così, contemporaneamente, si ridà dignità alla parola e si ridà dignità alla Politica. La comunicazione pubblica dovrà dunque essere al centro dello sforzo organizzativo del PD bergamasco.
Siamo in campagna elettorale. È bene che già da oggi, da subito, le nostre idee e il nostro confronto si sviluppino attorno ai temi concreti che interessano la comunità regionale più vasta, così importante nell’articolazione della Repubblica Italiana.
Anche qui dobbiamo fare un passo avanti, per far comprendere innanzitutto alla comunità bergamasca che noi ci siamo sui temi più rilevanti, non importa con chi staremo, è molto più importante che cosa noi proponiamo e a quale livello avviene l’incrocio fra le nostre proposte con le attese della popolazione bergamasca. Dal livello di questo incrocio può partire un canale costante di comunicazione con il mondo che ancora non ci vede. Dobbiamo comunicare temi forti, coinvolgenti, appassionanti, che abbiano capacità di dare visione del futuro. Nella politica la passione e la visione del futuro sono elementi rilevanti almeno quanto l’oggetto attorno al quale si vuole coinvolgere. Così l’espressione simbolica delle nostre scelte deve apparire attorno a noi come dotata di quella concretezza e di quella incisività che il popolo bergamasco saprà apprezzare.
Gli oggetti della campagna elettorale devono essere centrali nel dibattito pubblico, indipendentemente dalla loro supposta collocazione ideologica. Non esiste problema individuale o sociale che abbia di per sé una collocazione a destra o a sinistra; esiste invece una soluzione a quello stesso problema che può avere connotati opposti, nel metodo e nel merito. Noi siamo per le soluzioni che non rompono la società in via pregiudiziale, che tengono conto della storia e degli interessi, che tengono conto di quel principio costituzionale della sussidiarietà verticale e orizzontale, senza ideologismi precostituiti. Noi dobbiamo essere le donne e gli uomini del compromesso, della mediazione, della promozione del bene comune, che è un valore storico e non assoluto. Se passasse nel nostro Partito bergamasco questa visione e questo principio, saremmo, io credo, ad un passo avanti decisivo per costruire consenso e partecipazione democratica al nostro progetto. Il governo del buon senso acquista oggi, nella situazione data e non certo per scelta ideologica, un sapore quasi rivoluzionario. Mettere al centro gli interessi della nazione, della regione, delle comunità locali, in questa fase storica, è davvero un modo intelligente per creare consenso attorno al nostro Partito.
Non dunque ideologismi, parole d’ordine stantie, come quella del pubblico per forza sano o del privato per forza sospetto. Il bene comune esige e prevede capacità forte di indirizzo e di controllo. Esige che noi si pratichi il discernimento realistico del riformismo, come metodo di lotta politica, nella nostra realtà di lavoro e di vita, e nelle nostre realtà organizzate di partito.

OBIETTIVI DEL PD BERGAMASCO


Crediamo che si debba porre all’ordine del giorno dei prossimi organismi dirigenti, a partire dai circoli, una nuova organizzazione del Partito. Mettiamo al centro del dibattito che si dovrà aprire presto, ma secondariamente rispetto all’imminenza della campagna elettorale regionale, la forma organizzativa e i temi attorno ai quali costruire il modo nuovo di essere dentro la società bergamasca. Alcuni temi dovranno essere fra le priorità degne di un’attenzione e una guida particolari:

  • il tema dello sviluppo strategico della provincia
  • la questione della salute e del ben-essere sociale
  • il tema dell’energia e dell’ambiente
  • la scuola e l’alta scienza
  • il lavoro e le professioni

L’assemblea del PD bergamasco e la Direzione dovranno costituire un luogo alto di confronto politico, capace di rapportarsi continuamente e intensamente con la comunità bergamasca, creando occasioni e strutture organizzative in grado di coinvolgere quella parte di società che non ha ancora finito di aspettarci.
Serve una moderata rivoluzione. Credo che il nostro PD bergamasco l’aspetti.

Mirio Bocchi

 
 
Partito Democratico Bergamo.
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