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quale PD in questo territorio
Obiettivi, organizzazione, strumenti per un PD democratico in provincia di Bergamo
seminario promosso dal circolo tematico del Pd bergamasco “L’anno che verrà” domenica 15 novembre 2009, Castello di Solza
Presentazione (Chicco Crippa)
Cosa ci fanno oltre quaranta iscritti al Pd in una grigia domenica mattina nell’austera ma calda cornice del Castello di Solza, accolti dal sindaco Carla Rocca e dal coordinatore di zona Pierangelo Manzoni, coordinati da Valentina Lanfranchi, affiancati dal segretario provinciale Mirosa Servidati e da quello organizzativo Matteo Rossi, oltre che da altri membri della segreteria, della direzione, dell’assemblea provinciale?
Provano a ragionare sul partito che vorrebbero avere per fare politica in modo efficiente ed efficace – come si dice nelle aziende – sul territorio bergamasco. E il primo requisito per misurare efficienza ed efficacia è che sia una politica partecipata, fatta da chi si rimbocca le maniche, iscritto ed elettore. Da qui il titolo: “quale PD in questo territorio”, cioè quali scelte adatte alla nostra realtà specifica, pur in un quadro che vogliamo sia nazionale; “obiettivi, organizzazione, strumenti per un PD democratico in provincia di Bergamo”: cioè non ci basta che il partito si chiami democratico nel nome: lo vogliamo democratico davvero.
Il confronto ha smontato e provato a rimontare tutti gli elementi strutturali ritenuti prioritari per il rinnovamento del la politica e del partito, alla luce di una forte analisi critica dell’esperienza dei 20 mesi passati (pur nella consapevolezza che il periodo è stato tutt’altro che “tranquillo” per il paese e per il partito). Il profilo del PD che vorremmo costruire e che crediamo serva alla nostra provincia e alle sue comunità è quello di un partito molto più democratico e partecipato, più radicato nei territori, più aperto e inclusivo, più moderno e comunicativo.
Abbiamo parlato di: circoli: assi portanti del partito, strumenti di partecipazione ascolto e iniziativa sul territorio, di nuova presenza sociale, dotati di risorse e attivi nella comunicazione, organizzati e in rete, aperti agli elettori; coordinamenti di zona: una nuova opportunità ancora da sfruttare, per favorire conoscenze informazioni sinergie tra i circoli, per superare la visione localistica dei problemi, per far emergere nuovi dirigenti superando la tutela dei “soliti” referenti correntizi, per mettere rapidamente in rete l’attività del partito; squadra provinciale: non “un uomo solo al comando”, ma un lavoro di team integrato, di coordinamento e messa in rete, più discussione politica in assemblea e in direzione, promozione del merito e nessun ricorso alla cooptazione; forum, gruppi di lavoro, circoli tematici: strumenti essenziali per riportare la politica e il partito dentro i problemi del territorio, crescere in qualità, supportare l’azione dei nostri amministratori; formazione: indispensabile per costruire il partito che ci serve, per selezionare la nuova classe dirigente sulla base del merito, per preparare i futuri amministratori; comunicazione: requisito e strumento fondamentale per favorire una partecipazione attiva, crescere l’iniziativa esterna, modernizzare l’organizzazione e il metodo di lavoro, supportare l’attività formativa.
Ne è uscito indirettamente anche il profilo del nuovo segretario provinciale, che vorremmo leader di una squadra,garante di tutte le sensibilità e della massima democrazia interna, testardo nel dare voce strumenti e risorse ai circoli e ai coordinamenti di zona, nel sostenere il ruolo dei nostri amministratori, capace di accompagnare il partito nella sua crescita con la responsabilità di un programma di lavoro – rendicontabile – che punti al rinnovamento. Un segretario che fissi all’inizio del proprio mandato un piano di lavoro per i primi 100 giorni, con obiettivi-risultati a costo zero ma ad alto impatto di partecipazione e innovazione.
Il prossimo impegno che intendiamo assumerci andrà nella direzione di individuare tra le priorità del programma dei nuovi organismi dirigenti le proposte che riteniamo urgente realizzare per dare subito, dentro e fuori il partito, un forte segnale di rilancio e di svolta.
Mi piace concludere citando l’intervento di un aderente – che fa il consigliere d’opposizione in un piccolo comune, che porta avanti il circolo con pochi altri, risorse zero e scarsi supporti – che ha riassunto efficacemente l’obiettivo del nostro lavoro (presente e futuro): “oggi siamo in una situazione in cui al centro si decide e in periferia si fa il lavoro. Vorrei un partito che accentra il lavoro, per supportare il territorio, e decentra le sedi decisionali”. E’ anche il nostro obiettivo. Tra centralismo e federalismo: come mettere davvero l’attività e le riflessioni dei circoli al centro della vita del partito (Mario Vicini)
Nel 2007, alla sua nascita, il PD bergamasco aveva l’obiettivo di mantenere unite le diverse anime e doveva distribuirsi sul territorio con la fondazione dei circoli. In questi due anni l’azione provinciale si è rivolta principalmente a questo obiettivo. Oggi abbiamo un partito che ha saputo stare unito, ha fondato più di cento circoli. Un partito però che non ha ancora saputo rappresentare quell’anima plurale che dovrebbe essere il suo DNA e non è ancora riuscito ha “radicarsi sul territorio”, espressione ormai abusata nelle parole, ma ancora lontana da venire nei fatti. In questi due anni i circoli sono stati spesso dimenticati, non hanno avuto occasioni di dibattito, occasioni per farsi sentire se non quelle che loro stessi sono stati in grado di darsi. E’ necessario uno scatto in avanti rompere gli schemi declinare un modo nuovo di essere circolo territoriale . L’unica grande vera occasione di dibattito e di confronto è stata data dal congresso. Troppo poco. Cosa dicevano le tre mozioni sui circoli? BERSANI: Un partito si organizza in circoli presenti in ogni comune o quartiere, nei luoghi di lavoro e di studio, nelle comunità all’estero, ma può aprirsi davvero agli elettori solo se è radicato e riconosciuto nel Paese….. . …Il Partito democratico è un partito nazionale organizzato su base federale. I rimborsi per le elezioni regionali, le entrate del tesseramento e delle feste, i contributi degli amministratori, sono destinati ai circoli e alle organizzazioni provinciali e regionali... . Parte del finanziamento elettorale nazionale ed europeo va destinata a progetti di radicamento del partito nella società. Gli organismi dirigenti nazionali saranno formati per la metà da rappresentanti designati dai livelli regionali.
FRANCESCHINI: Un partito infine radicato sul territorio, che vuole avere un circolo in ogni paese, in ogni quartiere con una sede aperta. Circoli che non siano solo luoghi per misurare i rapporti di forza nei congressi o per comporre organi e giunte, ma che si occupino del territorio e dei problemi delle comunità locali in cui sono. Questo è il radicamento. Circoli come antenne per ascoltare e capire l'Italia. Ce ne sono migliaia che sono nati così e che vogliono restare così. Li ho incontrati dappertutto girando città e comuni, prima e durante la campagna elettorale. Circoli e iscritti che rifiutano di appartenere a tizio o a caio, a un capo o all'altro. Che sono nati liberi e vogliono restare liberi.
MARINO: Un partito che abbia una linea verticale a doppio senso, dalla base dei suoi iscritti alle figure di riferimento politico nazionale, e conosca anche una dimensione orizzontale, di scambio e collaborazione tra i territori, i circoli, le amministrazioni locali, condividendo le buone pratiche. Non gerarchie, insomma, ma rapporti e relazioni. Un partito libero dalle correnti, che abbia un assetto federale, riconosca l’autonomia dei territori e dei circoli e la sostenga con risorse adeguate. Un partito che faccia rete, in tutti i sensi: un partito che tenga collegate e che miri ad integrare le esperienze dei circoli con quelle del web.
Ancora una volta il contributo delle mozioni è tale che ci aiuta a comporre un idea di circoli completa e le diverse sfumature completano la proposta. Il comune denominatore è il radicamento. Bersani poi ci parla dei circoli organizzati su base federale e che partecipano ai rimborsi elettorali ed ai finanziamenti al partito. Franceschini li vede liberi, che non rispondono ad un capo, mentre Marino sottolinea la dimensione orizzontale e verticale. Ed allora come dovranno essere i nostri circoli? Inclusivi, aperti che sappiano decifrare le esigenze della società civile. In movimento, con rapporti con le associazioni. Circoli autonomi , dal punto di vista sia finanziario e che decisionale. Che sappiano promuovere la classe dirigente. Ecco allora alcune proposte concrete:
Coinvolgimento e partecipazione I circoli, gli iscritti e gli elettori devono essere consultati sulle questioni importanti: ciò vale per le politiche di indirizzo e per la formulazione delle candidature nelle liste di qualsiasi livello. È necessario che il partito sia consultato periodicamente, come previsto dall’art. 28 dello Statuto. Favorire sempre, salvo casi specifici, previsti dallo statuto, la partecipazione attiva degli elettori alla vita dei circoli.
Circoli virtuosi Il partito fornisca strumenti e risposte, attraverso la rete dei circoli virtuosi, in un grande database dove i circoli inseriscano le loro attività, una banca dati delle buone pratiche dei circoli di tutto il Paese.
Servizio soddisfazione clienti Possiamo chiamare, magari nella prossima primavera, i nostri elettori delle primarie del 25 ottobre scorso per chiedere se il PD ha risposto alle loro aspettative? (di persona personalmente) Possiamo rintracciare gli elettori delle primarie precedenti (2007) che questa non sono venuti a votare e chieder loro che cosa dovrebbe fare il PD per averli ai seggi ancora in futuro? (circolo delusi).
Segnali di apertura È necessario incentivare la presenza del Pd nelle città e nei paesi con iniziative sociali di interesse (punto d’ascolto fiscale, assistenza legale, ad esempio), gruppi d’acquisto solidale, incontri letterari o. In alcuni casi le iniziative potranno essere di zona od aggregazione di circoli. Circoli facilmente visibili e accessibili, soprattutto.
Sedi Favorire l’apertura di sedi di piena disponibilità e condividerle con le associazioni presenti sul territorio.
Federalismo fiscale e democratico Per garantire una continuità nel finanziamento alle attività dei circoli, va destinata loro: • Buona parte del tesseramento ai circoli; • Parti proporzionali dei rimborsi elettorali; • Contribuzione degli eletti di qualsiasi livello. Creazione di un fondo di solidarietà per i circoli più in difficoltà
Merito Parte dei finanziamenti (punto precedente) potrebbero essere erogati su base meritocratica fissando alcuni parametri (es. nr. di iscritti, orari di apertura, rapporto iscritti voti raccolti, % di crescita rispetto a precedenti elezioni….)
Comunicazione e visibilità Internet in ogni circolo, e per chi non si informa su internet contribuire all’installazione di bacheche esterne. Registrare in tribunale, a livello provinciale, di una testata di un giornale per permettere la pubblicazione di fogli informativi locali, con supporto grafico e di stampa centralizzata (per ottimizzare i costi).
Feste democratiche Attivare forme di sinergie per permettere alle varie feste democratiche di promuovere momenti di aggregazione, di promozione politico-culturale, e perché no, per favorire sempre utili economie di scala. Con questo supporto potremmo avere anche un incremento del numero di Feste in provincia.
Enti locali Supportare i circoli ad essere presenti in modo costruttivo nelle elezioni e nella attività politica locale, con proposte per favorire la costituzione di liste civiche (grande patrimonio delle nostre realtà locali), con attività di formazione ed assistenza normativa, elaborando progetti sperimentali.
Queste sono alcune delle proposte possibili, siamo inoltre consapevoli che non sempre sono adatte a tutti i circoli, ed in qualche caso talune proposte possono essere comunque applicate alle zone. In capo alla segreteria, poi, potrebbe essere formato un gruppo di lavoro che, in stretta collaborazione con il segretario organizzativo, si occupi nei prossimi 4 anni, del progetto di “quadratura dei circoli” per implementare queste proposte, con l’obiettivo di rendere veramente i circoli il motore e l’immagine del PD Bergamasco. Sarà anche una occasione straordinaria per formare “sul campo” la nostra futura classe dirigente. Un lavoro attento e capillare nei circoli deve inoltre essere capace di individuare e far crescere i “volti nuovi”.
Abbiamo detto come dovrebbero essere organizzati i circoli. Ma per fare cosa? - Contribuire a dare un volto solidale alla società bergamasca - Attivare spazi, modalità, occasioni di partecipazione (la partecipazione è già di per se un obiettivo) - Per occuparsi del territorio e dei problemi delle comunità locali. Per ridare slancio a quella eccezionale capacità di governo delle realtà locali che è stata ed è tuttora una delle nostre peculiarità (un partito del 20% quando va bene, che governa molti comuni) anche nella capacità di attivare e sostenere liste civiche. - Essere l’immagine del PD sul territorio. Va da se che il PD deve avere una immagine positiva. Per recuperare consenso non basta un circolo ben organizzato, ben strutturato e pieno di iniziative; abbiamo bisogno anche di un PD, e mi riferisco ai livelli superiori in particolare il nazionale, che sappia essere aperto, plurale, democratico, chiaro nelle sue posizioni, non litigioso, che non vanifichi, come invece è stato in questi due ultimi anni il lavoro dei circoli. Un PD che quando prende una decisione ogni volta si pone una domanda “quale sarà la ricaduta sui circoli?”, e sa darsi le giuste risposte. Riuscire in questo, significa certamente “dare un senso a questa storia” e, perché no, “anche un futuro”.
Come far emergere nuovi quadri e dirigenti? La discussione, la formazione politica, il merito (Perlita Serra)
Il titolo pone una domanda, le cui risposta è, secondo me: predisporre regole e meccanismi non blindati che consentano la più ampia partecipazione e il più ampio accesso agli organismi dirigenti. Dopo di che, la questione diventa: ma come possiamo aiutare tutte queste disponibilità in modo che la passione e il coraggio di assumersi responsabilità non porti a frustrazioni e delusioni, ma anche a soddisfazione, a risultati positivi, ad un aumento delle proprie competenze? Sulla base dell'esperienza che ho maturato in questo anno e mezzo in cui sono stata delegata dalla segretaria provinciale alla formazione politica, suggerisco alcuni punti di riflessione che possano aiutare a rispondere a questa ulteriore domanda. Prendo spunto anche dal questionario sui bisogni formativi compilato da 90 membri dell'assemblea provinciale nel giugno del 2008, da cui sono emerse delle richieste che sintetizzo dicendo che la formazione deve avere due obiettivi: l'accompagnamento e il coordinamento.
1. l'accompagnamento: occorre che le persone che sono elette nei coordinamenti di circolo e negli organismi dirigenti abbiano la possibilità di una formazione in itinere che può essere scelta sulla base delle proprie necessità e che può articolarsi su più fronti.
Che cosa serve ai circoli? una leadership che sappia valorizzare la partecipazione, che lasci spazio al confronto, che sappia gestire il conflitto, che sappia delegare responsabilità, che sappia creare all'interno del gruppo delle relazioni soddisfacenti e che sappia attrarre nuova partecipazione. A questa esigenza abbiamo risposto con due proposte differenti: una che prevedeva due seminari (che si non tenuti a Pedrengo un anno fa) incentrati sulla preparazione e sulla gestione delle riunioni efficaci, l'altra organizzata a Mapello, Treviglio, Caravaggio e Villongo in tempi più dilatati con la metodologia dell'analisi degli autocasi dal titolo: Sviluppare la partecipazione. Occasioni e proposte per un confronto su temi politici più generali, non necessariamente legati al territorio, ma per i quali è forte l'esigenza di “identità democratica”. Già dai questionari, ma dall'esperienza di ciascuno, emerge il bisogno di una elaborazione condivisa di un “pensiero democratico” sui grandi temi: democrazia, giustizia, ambiente, laicità,.... Per rispondere a questa esigenza c'è sul tavolo la proposta di un percorso seminariale, proposta che presenterò ai candidati alla segreteria provinciale, insieme alla mia relazione di fine mandato. Questo del confronto è un'esigenza importante; credo che le zone potrebbero promuovere simili occasioni di dibattito e di approfondimento. Un affiancamento per questioni pratiche come la gestione di un sito, la pubblicazione di un notiziario, l'organizzazione di manifestazioni; un'esigenza che si intreccia con il tema della comunicazione.
2. il coordinamento: ci sono realtà più vivaci che si organizzano autonomamente con risorse proprie per iniziative di formazione, per manifestazioni, pubblicazioni, volantini, ecc. Tutto ciò è positivo, perché dimostra la vitalità di un circolo e la sua capacità di rispondere in prima persona alle richieste che emergono; ma non è pensabile che queste esperienze non entrino a far parte del bagaglio comune, non diventino modello da estendere, non trovino un referente unico a livello provinciale.
Coordinare significa anche saper individuare le competenze diffuse, essere presenti nei dibattiti e nella vita dei circoli per focalizzare l'attenzione per le persone che sono portatrici di particolari capacità o di particolari saperi, per poterli coinvolgere in progetti di ampio respiro. Non basta accogliere chi si propone per mettere a disposizione le proprie professionalità e competenze, occorre saper individuare e sollecitare chi potrebbe fornire utili apporti all'organizzazione e alla formazione.
Ritengo che, per far questo, sia necessario porre la formazione come impegno prioritario di tutto il partito, mettendo a bilancio delle risorse e impegnando tutti gli organismi dirigenti in questo settore.
Le zone e la squadra provinciale (Giuliano Mazzoleni)
Esistono molti problemi rispetto ai quali la nostra base è disorientata (es. legge elettorale, antitrust televisivo, contratto di lavoro unico, gestione dell’immigrazione, interventi sulla P.A., scuole e università, temi europei e globali, temi provinciali e regionali). La conseguenza del disorientamento è la demotivazione, con la conseguente perdita di efficacia. Gli iscritti dicono di non saper obiettare alla Lega e tacciono intimiditi.
Un tempo si aspettava che la Direzione nazionale trasmettesse la linea. Oggi occorre valorizzare le persone, discutere, esprimere dubbi e opinioni, ascoltare gli altri, far nascere obiettivi e politiche da dibattiti allargati. Le persone si motivano e si orientano conoscendo gli indirizzi del Pd se ci sono già, ma anche partecipando a discussioni in cui si ascolta, si viene ascoltati e si vede che le conclusioni della discussione influenzano l’azione collettiva del Pd (così si ha non solo orientamento e motivazione, ma anche crescita di iscritti e quadri). La situazione attuale è caratterizzata dalla scarsità della discussione a tutti i livelli (salvo il congresso) rispetto ai problemi e da scarsità di conoscenza sull’esito dei dibattiti. Scarsa discussione politica nell’assemblea e nella direzione provinciale, scarsa nei grossi circoli, nulla o quasi nei piccoli circoli che sono la maggioranza nella nostra provincia, caratterizzata da frammentazione.
Un partito che discute (motivando e orientando) deve migliorare i modi con cui lo fa, precisare i luoghi (o istituirli se mancano) in cui farlo, gestire i risultati delle discussioni. a. modi: gestione delle assemblee, informazioni preventive, sobrietà, conclusioni precise e gestite b. luoghi: organi provinciali troppo ristretti, circoli troppo piccoli c. risultati: i partecipanti devono vedere che la discussione si conclude, le conclusioni sono diffuse, gli organi superiori ne tengono conto.
Le zone Occorre maggior sviluppo “orizzontale”: le zone possono essere la soluzione perché: - garantiscono un dibattito sufficientemente ampio per numero di interventi e approfondito per la qualità degli input iniziali; - promuovono la conoscenza reciproca e l’emergere di nuovi quadri; - hanno la forza per assumere iniziative aggreganti (feste, coinvolgimenti di consiglieri provinciali/comunali, contributi al giornale…)
Le difficoltà da superare sono: l’atavico municipalismo, l’inerzia dei gruppi dirigenti (provinciale e locali) Le condizioni per superare queste difficoltà sono: - ampiezza e numero delle zone costruite con la partecipazione (non con il clientelismo! Le attuali 15 zone vanno bene o sono troppe? Quando è stata fatto o facciamo una verifica?) - processo costruito dal provinciale coinvolgendo i coordinatori di circolo - il provinciale propone temi, procura informazioni e relatori, concorda le riunioni con i coordinatori di zona - i coordinatori di circolo e zonali sono in relazione continua - le riunioni devono essere gestite bene (vedi sopra “modi “ e “risultati”) ed essere abbastanza frequenti (ogni due mesi?) - il coordinatore di circolo organizza le auto per partecipare alle riunioni di zona (car sharing)
La squadra provinciale La squadra provinciale ha diverse funzioni importanti: - promuovere la discussione nel partito - sostenere i circoli con i servizi richiesti - promuovere iniziative di formazione dei quadri - elaborare le politiche per le istituzioni locali - promuovere e sostenere circoli tematici, forum, gruppi di lavoro… per la raccolta e diffusione di informazioni adeguate per temi e settori e per l’utilizzo delle competenze da esprimere come relatori nelle riunioni zonali e in convegni provinciali
Le condizioni per l’efficacia della “squadra” provinciale: - priorità chiare (obiettivi a medio/lungo termine, non travolti dall’emergenza); - funzionamento come team integrato: a. corresponsabilità, delega al singolo dell’esecuzione delle linee gestionali (senza lottizzazione degli incarichi o disinteresse da “quello che fanno gli altri”); b. riunioni fissate in modo da consentire la partecipazione (non si vive di sola politica); c. avere al proprio intermo almeno un componente che abbia interiorizzato il valore del partito che discute e che amplia la partecipazione e la presenza sul territorio; d. comporre una rosa abbastanza ampia di competenze
Circoli tematici, forum, gruppi di lavoro: come stare nella realtà provinciale e come ri-conoscerla (Luca Pontani)
Per conoscere il territorio e incidere sulle scelte da fare, abbiamo sempre più bisogno che il nostro sia un partito di “massa”, come si usava dire un tempo. Vuol dire che ognuno di noi nel nostro piccolo ha il dovere innanzitutto di conoscere le persone che gli stanno intorno. Sia a livello di circolo, che a livello provinciale, regionale, nazionale. E la politica fatta su “strada” dai circoli deve essere il primo passo per arrivare a questo obiettivo. I nostri devono tornare ad essere circoli che ascoltano il proprio territorio, per conoscerlo e per poter offrire una possibile soluzione alle problematiche che presentano. Conoscere la realtà vuol dire anche e soprattutto conoscere le associazioni che già sono presenti, confrontarsi con loro, capire come poter fare un lavoro di squadra. Non bisogna essere gelosi del proprio orticello, ma organizzare e tessere una rete di contatti con tutti coloro che, a seconda delle sensibilità e specificità, vivono il territorio. Questo confronto porta il partito ad aprirsi sempre più e ad ampliare la propria area di intervento. È un lavoro duro, me ne rendo conto, ma questo è il lavoro che dobbiamo fare, se vogliamo veramente essere un partito di alternativa e non di semplice opposizione. Fare opposizione è molto più facile, basta dire sempre di no! Ma essere di alternativa vuol dire spiegare il perché si dicono dei no, ma soprattutto proporre dei si! Dobbiamo sostanzialmente farci parte attiva di un coordinamento tra più soggetti. Teniamo presente che da soli non andiamo molto lontano. Abbiamo inevitabilmente bisogno di condividere con altri soggetti le nostre linee politiche di intervento. Lo possiamo fare solo se davvero, con spirito di sacrificio, ci apriamo al territorio in tutte le sue sfaccettature. Utilizzando sempre e comunque il metodo laico di confronto. Solo in questo modo è possibile affrontare un dibattito con chi crede e teme un tentativo di annessione e di conquista da parte della forza più grande.
Dobbiamo essere presenti su tutto il territorio della provincia, conoscerne a fondo le problematiche, le aspettative, le esigenze. Dobbiamo farci promotori di un’azione sovra-comunale. Dobbiamo capire come e con chi agire tenendo conto delle aree di pertinenza di scelte amministrative. Abbiamo necessità di un’organizzazione federale, collaborativa e di scambio. La segreteria provinciale deve avere la forza di essere meno “bergamo-centrica” e più ramificata nel territorio. Penso che una funzione fondamentale sia quella di tessere una fitta rete per permettere ai circoli di trovare non solo supporto, ma anche e soprattutto la possibilità di confronto tra esperienze. Sia nelle azioni politiche intraprese nei paesi dove siamo diventati o rimasti maggioranza di governo, sia per quanto riguarda problematiche di più ampio respiro.
Il dialogo tra circoli favorito tramite la struttura provinciale deve essere costante e continuativo. Penso per esempio sia utile organizzare gruppi di lavoro su singoli temi. Le problematiche sono simili: perché non sensibilizzare i nostri circoli dei territori interessati e con loro affrontare queste tematiche per avere una linea condivisa e chiara e confrontarla con le singole comunità? Penso ai problemi del lavoro che anche nella nostra zona stanno avendo un’eco pesante. Tenaris Dalmine, per fare un nome, quanti paesi coinvolge? Vi sono forum specifici su questo problema? Come stiamo organizzando la nostra presenza sul territorio? I lavoratori ci sentono vicini? Le nostre azioni sono a spot, una tantum, giusto per far vedere che siamo vivi, o continuative, costanti? L’azione politica è lasciata esclusivamente ai circoli di pertinenza? Che sostegno hanno dal provinciale? È chiaro che le mie sono domande polemiche fatte apposta per capire come stiamo lavorando sul territorio, come possiamo ri-conoscerlo. La segreteria provinciale, ripeto, su queste tematiche deve fornire oltre che un supporto, anche e soprattutto stimolare la possibilità di confronto nel territorio attraverso i circoli innanzitutto e gli altri soggetti interessati ai singoli temi.
In concreto e per dare una risposta alle precedenti domande, penso che vi siano due strumenti da poter usare in modo fattivo: i forum e i circoli tematici. Strumenti contemplati nello statuto del Partito Democratico ma nel passato poco ascoltati e a volte frustranti per coloro che vi partecipavano. La linea del nostro partito deve essere basata su di una progettualità di ampio respiro. Non dobbiamo essere in rincorsa nelle situazioni contingenti, ma offrire un cultura politica, un progetto, una visione di società alternativa alla destra. Non possiamo guardare solo all’oggi, ma avere l’idea del domani. Il nostro deve essere un partito federale, lo accennavo prima. In concreto vuol dire che si deve calare la politica nazionale sulle esigenze specifiche; sulle realtà concrete. Penso quindi a dei forum di discussione che possano essere centri di elaborazione delle proposte nazionali che diano una linea politica chiara e pertinente. Che tipo di società immaginiamo? Come pensiamo si possano risolvere i problemi legati alla crisi economica? Che utilizzo del territorio prospettiamo? Come pensiamo possa essere impostata una politica relativa ai servizi alla persona (assistenza anziani, asili nido, assistenza a famiglie con diversamente abili)? come organizziamo la viabilità? Queste sono le domande a cui i forum debbono poter dare risposte e indicare la linea che il partito vuole tenere nella bergamasca.
I circoli tematici devono riguardare tutti i soggetti che hanno la necessità di intervenire su uno specifico problema. Al tavolo devono partecipare i rappresentanti territoriali interessati, la segreteria provinciale, soggetti esterni che per competenza e conoscenza possano essere utili ad elaborare un piano d’intervento, associazioni di categoria, associazioni di volontariato. Su problematiche sovra-comunali di rilievo, il provinciale si fa promotore di un collegamento, ascolta, coordina il lavoro, supporta iniziative politiche specifiche, promuove la comunicazione.
È fondamentale la conoscenza del nostro territorio in funzione delle problematiche. Penso per esempio alla cartina della nostra provincia. Immagino che in sede provinciale vi debbano essere più cartine, ognuna per temi. Per ri-conoscere la nostra realtà penso ad alcuni temi: lavoro, immigrazione, ambiente, servizi sociali, scuola, trasporti, viabilità, sicurezza. Bene per ognuno di questi argomenti deve esservi una relativa cartina geografica della provincia con evidenziate le aree di sofferenza e quelle in cui il problema è meno presente. La conoscenza deve essere immediata, visiva e visibile. In questo modo oltre a conoscere il nostro territorio, sappiamo quali sono le zone che necessitano di un’azione politica specifica, si verificano i circoli interessati e si costituiscono i tavoli di studio, di confronto, di proposta.
Abbiamo il dovere, infine, di offrire supporto, competenze, conforto, alle nostre amministrazioni presenti nel territorio. Lo accennavo prima. La struttura provinciale deve collaborare ogni qualvolta se ne presenti la necessità. I nostri amministratori devono sapere di non essere lasciati soli nella conduzione della macchina decisionale, ma poter contare su di un gioco di spalla. Una specie di assist calcistico. L’obiettivo è centrare la porta. Un comune governato dal centro sinistra è un comune de-legalistizzato! Facciamo ogni sforzo per dimostrare che li c’è la bella politica! Individuare persone che per la loro passata attività politica possano mettere a disposizione la propria esperienza.
Tutto questo è possibile solo se una volta per tutte scegliamo di guardare al merito. È inutile fingere che tra di noi non vi siano differenze, linee di pensiero, aree di appartenenza. Ma questa varietà di idee ha senso e diventa propositiva solo se vengono portate, con spirito costruttivo, nelle sedi decisionali. Le azioni politiche da fare in concreto devono guardare ai temi proposti e non, come è capitato in passato, alle appartenenze di chi propone. Le “correnti” sono deleterie se guardano ad occupare posizioni di potere. Ogni forum, tavolo di lavoro, circolo tematico, viene svuotato di significato, se non trova riscontro nelle decisioni. Abbiamo bisogno di impegno, ma questo impegno deve trovare uno sbocco concreto. Dare risposte! La comunicazione (Roberto Cremaschi)
La comunicazione è il sistema con cui si mettono in condizioni le persone di sapere e di decidere potendo intervenire, scambiare informazioni e opinioni, acquisendo dati, elaborando proposte e conoscendo quelle degli altri. La comunicazione è una condizione della democrazia. Gli strumenti della comunicazione sono ormai infiniti, alcuni semplici e a costo zero, altri più complessi e impegnativi anche in termini di risorse. L’era di internet non sostituisce comunque la parola parlata e scritta. Propongo una serie di strumenti possibili in ordine crescente di complessità
COSTO ZERO 1. Un responsabile alla comunicazione; una formazione alla comunicazione In segreteria o fuori, ma comunque vicino a dove “ci sono le notizie” deve esserci un responsabile alla comunicazione, supportato da uno staff operativo di volontari e se possibile da collaboratori remunerati. Questo gruppo opera per tutto il partito (dai circoli in su) non solo per la sede provinciale. In collaborazione con il settore formazione, si propongono occasioni formative sulla comunicazione. Predispone strumenti centrali di servizio ai circoli: ad esempio, una testata provinciale cui i periodici di circolo possono fare riferimento.
2. l’ordine del giorno E’ banale, ma dato che viviamo di riunioni, occorre che queste abbiamo un senso, un obiettivo e un metodo. L’ordine del giorno inviato prima con eventuale documentazione; una conduzione precisa che evita i fuori tema e i contraddittori improduttivi; obiettivi chiari da raggiungere una tempistica predeterminata d’inizio e fine - per ogni argomento - per gli interventi; una conclusione; un breve report inviato dopo. Sono elementi che valgono per ogni incontro, dalla riunione di circolo all’assemblea provinciale, dalla segreteria al gruppo di lavoro.
3. l’immagine coordinata Destinare una sezione del sito a modelli standard di carta intestata, volantino, manifesto, insegna. Rendere scaricabili e personalizzabili prodotti già pronti per l’uso. Uniformare diciture e linguaggi: il Pd è uno solo.
COSTO RIDOTTO 4. il sito internet (provinciale e di circolo) Il nostro sito è usato insufficientemente e timidamente, a metà tra gazzetta ufficiale (comunicati, regolamenti…) e propaganda politica. Il sito deve essere il nostro giornale quotidiano, seppur con evidente distinzione tra la parte ufficiale e quella di dibattito. E’ paradossale, miope e masochista che i documenti che stanno circolando per il congresso provinciale non vengano pubblicati sul sito! Sul sito si deve trovare tutto, dai documenti ai lik per l’approfondimento ai forum di dibattito. E va curato: è da prima dell’estate che non funzionano i link che mandano agli elenchi degli organi dirigenti! Il sito può essere la base per almeno una pagina per ogni circolo (c’è un modello sul sito nazionale): ogni circolo deve avere la sua pagina web. Va creata un’area per la diffusione delle buone pratiche e lo scambio di esperienze tra i circoli.
5. le news letters telematiche Dal sito devono nascere con periodicità stabile diverse news letters da inviare a diverse mailing list: tutti gli iscritti (rastrellare email)- coordinamenti di circolo – coordinatori di circolo – assemblea – amministratori – gruppi tematici…. I contenuti sono curati dai diversi responsabili: la gestione è a cura dello staff comunicazione.
6. facebook Come sopra: la presenza su FB non può essere lasciata all’iniziativa di questo o quel militante: ci dev’essere il Pd.
NECESSITA INVESTIMENTO 7. la bacheca E’ uno strumento utile se tenuto aggiornato. In genere abbiamo in giro bacheche ex Pci-Ds in pessimo stato di salute. Il Pd faccia produrre un modello nuovo e uniforme di bacheca da cedere a prezzo di costo ai circoli, che ne installeranno un buon numero e le gestiranno bene.
8. l’ufficio stampa Chiede professionalità, ha un costo. Tradizionalmente c’è, ad uso della segreteria o degli eletti nelle istituzioni. Deve operare – nello staff comunicazione – anche per i circoli, per formare e coordinare. Può progettare rubriche continuative su televisioni o radio.
9. il periodico cartaceo Investimento notevole.. Ma è uno strumento prezioso per due motivi: favorisce l’approfondimento e raggiunge il pubblico che non utilizza internet (e che è numeroso, anche nel Pd). Si potrebbe puntare a un periodico non del Pd, ma d’area, con altri co-investitori. Almeno due volte all’anno in casa di tutti gli iscritti deve arrivare un “segno” del Pd.
10. le campagne informative, la pubblicità, i totem Lo staff comunicazione produce campagne sui temi d’impegno politico del Pd, predisponendo strumenti che possano essere utilizzati dai circoli (cfr punto 3), organizzando la distribuzione in collaborazione con il settore organizzazione,mettendo a disposizione gli strumenti in tempo utile. La produzione di alcune strutture stabili serve a qualificare le iniziative: es. totem per i presidi, striscioni per assemblee ecc o staff lavora continuativamente, non solo per le campagne elettorali.
11. i gadget Possono essere una fonte di finanziamento, se significativi, belli, utili e prodotti su larga scala. Inoltre, aiutano a creare spirito di squadra.
12. le sedi La nostra faccia è la nostra sede. Ci sono sedi in stile Pci anni ‘70, sedi fresche e nuove, sedi tristi e raffazzonate. Occorre uno sforzo di progettazione, coordinamento e investimento anche su questo fronte, dall’arredo interno alle insegne. Aprire nuove sedi e anche sedi “nuove” nel senso di locali più adeguati alle relazioni è un formidabile elemento di comunicazione e di politica. Come, peraltro, aprire circoli in realtà complesse: ospedali, luoghi di lavoro…
13. Le feste Altri ne possono parlare meglio di me. Ma è evidente quanto lo strumento delle feste è un formidabile promotore di immagine: positiva e negativa…
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