Con 307 sì e 271 no l'aula di Montecitorio ha dato il via libera alla fiducia sulla Finanziaria. Con questo siamo a 27 voti di fiducia da inizio legislatura. Ma poi il governo è andato sotto sugli ordini del giorno PD per finanziare la banda larga, la giustizia e per ripristinare la gratuità nei processi sul lavoro. Un doppio KO che ha fatto salire a 34 le sconfitte dall’inizio legislatura per il Governo Berlusconi.
Il voto finale sui provvedimenti che compongono la manovra (Finanziaria, bilancio e nota di variazione) è arrivato stamattina. Poi i testi passeranno al Senato, dove il via libera definitivo è in programma martedì prossimo.
Il vicepresidente del gruppo PD alla Camera, Michele Ventura, intervenendo in aula per il voto finale sul provvedimento economico ha ricordato come la "Finanziaria, imposta con il voto di fiducia perché Tremonti non si fida della sua maggioranza, è priva di qualsiasi prospettiva. Non contiene alcuna strategia innovativa sul lavoro, l’industria, le famiglie, i giovani, le piccole imprese. Il ministro dell’Economia può zittire la sua maggioranza, ma non può zittire il Parlamento - ha continuato Ventura – Io mi auguro che tramonti il tempo degli urlatori, ma dimostreremo con un libro bianco che questo governo, al di là dell’approvazione della legge sul Federalismo, è il più centralista che sia mai esistito. E sono i comuni, anche quelli di centrodestra, a dirlo. Siamo disponibili a discutere di fisco: di intervento sulle pmi, a partire dall’Irap e sui lavoratori e i pensionati con l’Irpef, ma siamo impegnati a costruire un’alternativa di fronte a un governo che mostra ogni giorno una politica più debole”.
Ieri Dario Franceschini, nella dichiarazione di vota a nome del gruppo PD ha denunciato come la manovra economica sia "un altro passo verso una crisi non dichiarata. La fiducia per voi non è più neanche un modo per contrastare l'opposizione ma un modo ordinario per legiferare, senza neanche più avvertire l'esigenza di motivarla all'Aula".
Franceschini aveva sottolineato come per togliere ogni pretesto alla fiduciahe l'atteggiamento dell'opposizione, unita, è stato assolutamente responsabile: "Abbiamo ridotto gli emendamenti e abbiamo garantito tempi certi. Siete fuggiti da un confronto di merito ma come se le nostre proposte per affrontare l'emergenza del paese fossero pericolose. In una democrazia normale, il governo e la maggioranza avrebbe ringraziato l'opposizione e invece ieri abbiamo sentito parole inutilmente violente e rancorose da parte del capogruppo del Pdl”.
La ruota di Montecitorio. Gianfranco Fini che martedì bacchettava il governo che mortifica il parlamento (le opposizioni presentano pochi emendamenti e, se si voleva dare un segnale, il non ricorso alla fiducia poteva essere un inizio incoraggiante), il mercoledì incontra Giulio Tremonti che si vanta dei rapporti sempre buoni con la terza carica dello Stato. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ironizza sull’assenza del dibattito: "Ho ricevuto tante parole di apprezzamento per un gesto normale, normalissimo, come la visita che ho fatto al presidente del Consiglio e non sono buono per dare un'opinione sulla Finanziaria?".
Non rispondono Pdl e Lega, che hanno a Montecitorio una maggioranza ampia e preferiscono alzare le paratie con la memoria corta di chi ieri, dall’opposizione, contrastava sempre la fiducia, come ha fatto notare Maria Pia Garavaglia: "La reazione della maggioranza alle dichiarazioni di Fini sulla fiducia posta alla finanziaria non sono esattamente un atto in linea con la pacificazione a parole tanto auspicata. Perché nella scorsa legislatura si sono tanto accaniti contro il governo Prodi che, per inciso, è ricorso a questo strumento in maniera minore dell'esecutivo guidato da Berlusconi?". Non rispondono nenache a lei mentre i deputati dell'Mpa fanno sapere che non parteciperanno al voto: "Manca il sud". Ci spiace è fuori dagli emendamenti, anche se il "divo Giulio" si vanta dello scudo fiscale: “La più grande manovra finanziaria mai fatta negli ultimi anni - e in stile exit poll annuncia -" si punta a 80 miliardi rientrati come possibile traguardo”. Nel gioco delle parti oggi è il suo sodale Umberto Bossi che ammette: "Se mettono la fiducia è perchè ci sono dei dubbi che succedano dei pasticci".
Giusto, perché poi è stato approvato nel corso delle votazioni in Aula sulla Finanziaria un ordine del giorno, con parere contrario del Governo, firmato dal capogruppo del Partito Democratico in commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera, Michele Meta, con il quale si chiede all’esecutivo di sbloccare nella prima riunione utile del CIPE gli 800 milioni di euro per la banda larga. Il secondo ‘KO’ in pochi minuti lo sferrano i capigruppo del Pd nella commissione Giustizia e Bilancio della Camera, Donatella Ferranti e Pierpaolo Baretta con l'odg che assegna più risorse per la giustizia e chiede la revisione delle norme introdotte con la Finanziaria che eliminano la gratuità dei processi di lavoro, previdenza e assistenza e che aumentano il costo per i ricorsi. “Si tratta di una prima vittoria – commentano - che sventa un vero e proprio attacco ai diritti dei cittadini e dei lavoratori. Adesso vigileremo affinchè il Governo mantenga gli impegni presi con il Parlamento".
Intanto c'è chi sta pensando al terno sulla ruota di Roma: 27,34,2. E chi pensa di tirare fuori il pallottoliere prima di rimettere la fiducia.