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Via libera alle cave di Caravaggio e Casirate d'Adda Stampa E-mail
Comunicati Stampa - Ambiente e territorio
Scritto da Redazione   
Giovedì 14 Gennaio 2010 16:06

Benigni e Martina "Si faccia una seria valutazione d’impatto ambientale e si dimostrerà che i siti non sono idonei"

Saponaro: "Il paradosso è che ha impugnato la sentenza a favore degli ambientalisti e ottempera senza batter ciglio alla sentenza a favore dei cavatori"


Ieri la giunta regionale lombarda ha deciso con una delibera di ripristinare le cave di Caravaggio e di Casirate d’Adda all’interno del Piano Cave della Provincia di Bergamo, stralciate dal Consiglio regionale.

L’oggetto della delibera recita “in ottemperanza alla sentenza del Tar della Lombardia del 5 maggio con l’inserimento dell’ATG 38 in comune di Caravaggio e dell’ATE41 in comune di Casirate d’Adda”.
La sentenza del Tar accoglieva il ricorso dei proponenti le cave contro la decisione del Consiglio regionale di stralciare i due ambiti territoriali dal Piano Cave della provincia di Bergamo. L’argomento su cui si basava l’accoglimento del ricorso era il “difetto di motivazione” della decisione assunta dal Consiglio regionale.
“Quella della Regione, a questo punto è una scelta obbligata – sostengono Giuseppe Benigni, consigliere regionale, e Maurizio Martina, segretario regionale del PD - ma la strada maestra sarebbe stata quella di fare ricorso al Consiglio di Stato, per difendere la decisione del Consiglio regionale e per sostenere la grande mobilitazione da parte dei sindaci della bassa bergamasca e di numerose associazioni. Tale era la nostra proposta, ma è rimasta inascoltata. Ora che le due cave sono state reinserite ci auguriamo che la valutazione d’impatto ambientale sia la più approfondita possibile, in modo che emerga una volta per tutte che i due siti non sono idonei per l’attività estrattiva. Si darà così ragione ai territori bergamaschi e cremaschi che in tante occasioni, da ormai due anni a questa parte, hanno esplicitato il proprio parere contrario alle due cave in questione, portando motivazioni difficilmente contestabili”


 La Giunta riunitasi ieri ha deliberato a favore dell’inserimento all’interno del Piano Cave di Bergamo di due nuovi ambiti estrattivi, quello di Casirate d’Adda e quello di Caravaggio. Le due cave erano state stralciate dal Piano durante il passaggio in aula, la prima grazie all’approvazione di un emendamento del consigliere del PD Marcello Saponaro, la seconda dopo una lunga battaglia condotta in consiglio da tutto il centrosinistra e sul territorio da comitati e dalla Curia di Cremona[i], visto che metteva a rischio il sistema dei fontanili e l’Arpa non aveva ancora eseguito ricerche in proprio sulle conseguenze della cava sul sistema idrico della bassa.

Ieri l’assessore Ponzoni ha deliberato di accogliere la sentenza del Tar che si pronuncia a favore dei cavatori i quali avevano fatto ricorso proprio al tribunale amministrativo per chiedere l’inserimento delle due cave, accogliendo quindi all’interno del Piano provinciale i due ambiti estrattivi.

“E’ un eccesso di zelo del tutto ingannevole – dichiara il Consigliere regionale del PD Marcello Saponaro – in quanto il TAR non chiedeva alla Regione di reinserire gli ATE ma di motivare meglio in Consiglio Regionale le motivazioni dello stralcio. Più volte ho chiesto a Formigoni di coinvolgere ARPA affinché producesse uno studio approfondito sull’impatto idrogeologico delle cave, il Presidente ha preferito dare ottemperanza, non al TAR ma alle richiede dei cavatori”.

“Il gesto è doppiamente scorretto – attacca il consigliere Saponaro – se si considera che Formigoni non ci ha pensato due volte a impugnare, invece, un’altra sentenza del Tar, quella favorevole agli ambientalisti (WWF, Italia Nostra) che avevano chiesto di stralciare le cave di Pianico, Carobbio degli Angeli, Torre Pallavicina, Boltiere, Antegnate, Ardesio e Onore.
Il Presidente si decida: o difende a spada tratta il Piano così come votato dall’Aula, oppure si attiene alle sentenze del Tar, sempre. Il suo doppiogioco è un modo scorretto di favorire, come se ce ne fosse ancora bisogno, certi ambiti estrattivi, gli stessi che il Consiglio Regionale dopo una lunga battaglia ambientale e di trasparenza aveva stralciato”.

“Alle quattro nuove cave (quelle di prestito di Mozzanica, Covo, Antegnate e Fornovo sono le 4 cave di prestito ) che sono spuntate ieri dal nulla sul tavolo degli amministratori locali – conclude Saponaro - si aggiungono quindi queste altre due di Casirate e Caravaggio. Mi domando a questo punto, ma ormai la domanda appare retorica, a cosa servano i Piani se poi le quantità previste vengono raddoppiate da cave inserite successivamente”.

 

 
 

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