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Quella della gestione della risorsa idrica è una tematica allo stesso tempo fondamentale per la nostra stessa qualità della vita e complessa dal punto di vista tecnico e normativo; si incrociano, infatti, differenti chiavi di lettura, dall'aspetto etico a quello amministrativo fino a quello economico, e numerosi sono i provvedimenti legislativi che sono stati emanati, a più livelli, nel corso degli anni. Proviamo a fare un pò di chiarezza. Nel 1976 viene approvata la Legge n. 319 del 10/05/1976, c.d. "Legge Merli" dal nome dell'on. Gianfranco Merli La Legge Merli, dieci anni prima della nascita del Ministero dell'Ambiente, disciplina per la prima volta la tematica delle acque, stabilendo le competenze dei diversi enti, introducendo i piani di risanamento e normando gli scarichi e in particolare attribuendo allo Stato il compito di regolamentare "l'installazione e l'esercizio degli impianti di acquedotto" (art. 2, comma d, punto 1). Nel 1994 la Legge n. 36 del 05/01/1994 (c.d. "Legge Galli") introduce nel nostro ordinamento molte modifiche sostanziali. Oltre ad esplicitare infatti che le acque superficiali e sotterranee "sono pubbliche" (art. 1), la legge con l'art. 8 dispone la riorganizzazione dei servizi idrici "sulla base di ambiti territoriali ottimali", delimitati nel rispetto di "unità del bacino idrografico, superamento della frammentazione delle gestioni e conseguimento di adeguate dimensioni gestionali". La Legge introduce inoltre il concetto della separazione fra gestione del servizio e proprietà delle infrastrutture. La Regione Lombardia interviene quindi, con la L.R. n. 21 del 20/10/1998, a definire gli A.T.O., che vengono individuati come coincidenti con le province esistenti (oltre all'A.T.O. della città di Milano); la L.R. n. 26 del 12/12/2003 di disciplina dei servizi locali conferma queste delimitazioni. I singoli A.T.O. lombardi si avviano quindi lungo il percorso che dalla costituzione dell'organismo stesso porterà poi all'affidamento del servizio; nel caso bergamasco, l'A.T.O. ha affidato nel 2006 la gestione del servizio idrico alla società Uniacque s.p.a., interamente pubblica e partecipata dalla grande maggioranza dei comuni bergamaschi. Arriviamo quindi al 2008, quando il governo Berlusconi con la propria "manovra d'estate" (legge 6 agosto 2008, n. 133) all'art. 23 bis stabilisce che "il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica". E' fatta salva la possibilità di affidamento ordinario, ma solamente in deroga e "a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento". Questa norma introduce quindi, nell'ordinarietà dei casi, l'obbligo di affidamento del servizio attraverso gara. Ed infine eccoci al famoso decreto Ronchi (dal nome del ministro Andrea Ronchi, da non confondere col decreto n.22/97 dell'allora ministro Edo Ronchi), ratificato dalla legge n. 166 del 20/11/2009; questo decreto attraverso il proprio art. 15 modifica l'art. 23 bis della norma precedente e prevede l'affidamento dei servizi a soggetti privati oppure a società miste; viene quindi imposto alle società pubbliche di incorporare soci privati, per almeno il 40% delle proprie quote. Tale obbligo di presenza privata di almeno il 40% vale anche per le società pubbliche che già oggi sono affidatarie di servizio, le quali devono adeguarsi entro il 30/12/2011
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