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Bergamo, 25 settembre 2009 Oggi a Bergamo , al Centro congressi, si è tenuta una tappa del “giro regionale” degli Stati Generali Territoriali del Sistema Socio-Sanitario. Il clima , data la prossimità delle elezioni regionali a marzo 2009, è sembrato più un monologo che un dialogo con i territori. Non troppo ricca , purtroppo, la presenza degli amministratori, protagonisti e attori importanti del sistema tra sanità e socio sanitario.
Bergamo e la sua provincia si trova in una Regione che può vantare un ottimo livello di cura e diagnosi . Abbiamo numerose eccellenze – non solo nei trapianti- ma anche in molti settori della medicina( oncologia, cardiochirurgia, neurochirurgia ecc). Un prossimo ospedale d’avanguardia e numerosi ospedali pubblici e privati che perseguono il processo di miglioramento ed investimento in qualità ed efficienza. La Regione Lombardia non è l’unica – per fortuna- che vanta un bilancio attivo. Anche Toscana, Pa Bolzano, Pa Friuli, Marche e Umbria per fare qualche esempio, che forse oggi è sfuggito a qualche relatore. Detto questo, non serve - a differenza del consigliere Raimondi- a distanza di 12 oggi enfatizzare la Legge 31 . Sia perché altre regioni ( che funzionano e bene) hanno scelto altri modelli sia perché gli elementi distorsivi della legge , in particolare la separatezza tra i due sistemi- sanitario e socio-sanitario/sociale - sono stati in parte “riparati” con altri provvedimenti ( es L.R.3/08). Il nodo fortemente critico, a Bergamo come nella nostra Regione rimane il tema della non-autosufficienza, della cronicità , della continuità di cura della persona e del supporto alle famiglie che nella stragrande maggioranza ricorre, ad assistenza domiciliare privata ( fenomeno del “badantismo”- 1 famiglia su 10) a ricoveri ospedalieri ripetuti ecc.. Su questi temi, come quello del riordino delle rete ospedaliera bergamasca che potrebbe consentire maggior offerta diversificata per la lunga degenza e la cronicità, o sulla possibilità di dare effettiva autonomia alle ASL nella gestione delle risorse ( siamo tra quelle che ricevono una quota capitaria tra le più basse in Regione) , non è stata spesa una sola parola. Non possiamo che essere soddisfatti degli ultimi provvedimenti a favore dei alcune patologie croniche e fortemente invalidanti ( Sclerosi Laterale Amiotrofica e Stati Vegetativi Persistenti) così come siamo consapevoli della crescita di “unità di offerta” come le RSA nella nostra Regione, non molte in verità nella nostra provincia in questi ultimi 5 anni. Ancora oggi è stato ricordata la centralità della famiglia nelle politiche regionali. Ma se si mettono in campo forti politiche di “assistenza” a supporto delle famiglie che si prendono cura dei lori congiunti non-autosufficienti, cronici o oncologici- il rischio è che si tratti di semplice enfatizzazione . La vita di moltissime famiglie e di molte persone anziane è condizionata fortemente da carichi di cura e costi insostenibili. Certo c’è bisogno di telemedicina, di ricerca e di networks. Oggi sono stati elencati numerosi progetti su questo orizzonte ma la sfida a cui siamo chiamati è – in uno slogan-meno ospedale e più territorio : la qualità della cura prima e dopo l’ospedalizzazione. E’ stato ingeneroso e grave sostenere alla platea che “bisogna farsi carico del problema della cronicità ” senza avanzare nessuna proposta. Gruppo consigliare Pd . Sergio Gandi |