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Gruppo PD Provincia di Bergamo -
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Scritto da Redazione
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Domenica 06 Novembre 2011 19:10 |
Eco di Bergamo, 5 novembre 2011) La firma della convenzione tra la Provincia e la Rea di Dalmine per il conferimento dei rifiuti non ha spento la miccia della polemica. Dopo le contestazioni di Federconsumatori, è la volta del Pd. Che, armato di numeri e documenti, punta l'indice sulla delibera di Giunta e la convenzione stipulata con l'azienda. All'attacco, il consigliere regionale Maurizio Martina, il responsabile Territorio del Pd Pasquale Gandolfi, i consiglieri provinciali Franco Cornolti e Matteo Rossi. In primis, il partito chiede che sia messo nero su bianco il «no» all'ampliamento dell'impianto, anche perché non convince la parte della convenzione che parla «della possibilità per Rea – ha affermato Cornolti – di richiedere e ottenere eventuali ulteriori permessi e autorizzazioni per l'ammodernamento dell'impianto. Un punto che a noi sembra riferirsi alla famosa terza linea». Non meno indigesto l'aumento a 113 euro a tonnellata. «Una cifra spropositata – ha aggiunto Cornolti – si è perso tempo e pensiamo che, pur di chiudere, l'amministrazione provinciale abbia ceduto tutto». Il capogruppo del Pd in via Tasso chiede anche chiarezza sulle tariffe pagate dai Comuni non bergamaschi, «pagano quanto noi o di meno?». Cornolti promette la presentazione di un ordine del giorno, o un documento, per avere notizie più chiare sulla convenzione.
Intanto, la prossima settimana i consiglieri regionali Maurizio Martina e Mario Barboni presenteranno un emendamento al piano di indirizzo per la gestione dei rifiuti per impegnare la Giunta «ad esplicitare il suo parere contrario a qualsiasi ampliamento» all'impianto di Dalmine. Matteo Rossi ha quindi presentato le proposte del partito: «Le royalties che la Rea versa alla Provincia devono andare ai Comuni dell'area di Dalmine e si deve rivedere il piano provinciale del 2009 prima della scadenza del 2013». Inoltre, si chiede che «si premino i Comuni che fanno la raccolta differenziata, quindi chi produce rifiuti paga, chi differenzia risparmia». Per avere un quadro della questione sono stati forniti dati sui tre inceneritori in provincia: la Rea di Dalmine, la A2A di via Goltara e l'Italcementi di Calusco d'Adda. Che, complessivamente, «hanno una capacità di smaltimento di 336 mila tonnellate – ha rilevato Pasquale Gandolfi – a fronte di una produzione di rifiuti pari a 484 mila, di cui solo 174 mila finiscono negli inceneritori: resto viene recuperato. Quindi la terza linea della Rea non serve». Sui rifiuti «immigrati», solo guardando alla A2A, che lavora con i Cdr (combustibili da rifiuti), «12 mila tonnellate arrivano da Bergamo e hinterland – ha proseguito Gandolfi – il resto delle 55 mila tonnellate arrivano dalle altre province lombarde, e anche da Veneto, Liguria, Toscana, Friuli e Piemonte». Guardando la situazione regionale, nel territorio si producono «4 milioni 900 mila tonnellate di rifiuti annue. Si contano poi dieci impianti inceneritori più una linea e due impianti di Cdr. La copertura per lo smaltimento c'è». Alessandra Loche |