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Gruppo PD Provincia di Bergamo -
Attività
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Scritto da Redazione
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Venerdì 02 Ottobre 2009 16:22 |
Intervento Consiglio provinciale del 24 settembre
Cari colleghi Consiglieri, il mio intervento vuole testimoniare che il gruppo del PD avrebbe voluto contribuire al dibattito consiliare sul merito delle questioni programmatiche: come ha già detto il ns. capogruppo, purtroppo non ci sono le condizioni, poiché invece di un programma articolato e approfondito (ancorché non necessariamente condivisibile dalla opposizione,) siamo di fronte alla riproposizione di vaghe linee già sentite in campagna elettorale: Infine. il mio intervento vuole testimoniare che il gruppo del PD ritiene strategico e decisivo più di ogni altro aspetto, anche per la tenuta e lo sviluppo sociale della ns. Provincia, oltre che naturalmente per il futuro delle nuove generazioni bergamasche, investire in formazione, in istruzione, e dunque in Know how e innovazione. Non è un caso che , di fronte alla crisi che attanaglia l’economia mondaiale, la ricetta di leader così diversi come Obama, Sarkozy e Hatoyama (nuovo premier giapponese) sia analoga: più investimenti in formazione e ricerca.
Signor Presidente, leggendo il suo programma di mandato non sembra invece che l’istruzione e la formazione abbiano un ruolo importante per questa maggioranza nei prossimi 5 anni. I documenti strategici dell’Unione europea inseriscono tra le priorità la realizzazione di una società fondata sulla conoscenza e pongono l’intervento nel capitale umano, nell’istruzione,nella formazione e nella ricerca quali forze propulsive capaci di determinare una crescita di lungo periodo. Ma nel suo documento di programma manca totalmente uno sguardo di sistema,non vi è traccia di alcuna strategia, nessuna politica di sviluppo dell’istruzione, della formazione e dell’orientamento tese a favorire: -l’adeguamento e l’integrazione tra i sistemi di formazione, istruzione e lavoro -lo sviluppo di percorsi di apprendimento per tutto l’arco della vita. La sola lettura del documento di programma è di per sé probante della pochezza e dell’inadeguatezza, per usare un eufemismo, di politiche per la formazione e per l’istruzione, e ciò è particolarmente grave perché stiamo parlando della quarta provincia d’Italia,che sta affrontando una grave crisi economica con pesanti ricadute occupazionali, che impone un ripensamento del nostro sistema industriale che continuerà ad avere nel manifatturiero uno dei suoi asset , ma che dovrà puntare sulla ricerca e sull’innovazione per sviluppare altri asset strategici La formazione professionale è uno dei tre canali per assolvere l’obbligo formativo (( gli altri due sono la scuola e l’apprendistato) per assolvere l’obbligo formativo. Questo canale non può essere la styrada da cui passano solo coloro che per diverse ragioni non frequentano la scuola fino a 18 anni.
Bisogna mettere in campo una proposta formativa di qualità in grado di essere un reale strumento di passaggio per il giovane che vuole entrare nel mondo del lavoro, in termini integrativi ai cicli formativi scolastici. Occorre da un lato potenziare la formazione di base che dia gli elemti fondamentali di conoscenza,dall’altro sviluppare la formazione specialistica per entrare nel mondo del lavoro. Tutto ciò è possibile se la Provincia sviluppa un sistema di governante, una cabina di regia che miri al coordinamento tra i diversi enti di formazione e punti allo sviluppo di azioni sinergiche tra enti locali, istituzioni scolastiche e l’Università, a partire dall’Università di Bergamo, di cui in questo mandato addirittura non si fa minimamente menzione.
Nelle 9 righe dedicate all’istruzione non vi è alcun obbiettivo di prevenire e curare le cause di insuccesso e la dispersione scolastica, che nella nostro territorio permane un grave problema, anche e soprattutto per il futuro di questa provincia. Per essere competitive , per essere protagoniste sullo scacchiere regionale ed internazionale le nostre imprese hanno bisogno di giovani preparati ad affrontare le sfide della globalizzazione, Bergamo ha bisogno di alzare il suo tasso di scolarità, che si è decisamente alzato negli ultimi anni, ma che è ancora al di sotto degli standard europei. -E’ necessario sviluppare azioni concertate con enti locali,autonomie scolastiche, enti di formazione professionale, mondo del lavoro e dell’associazionismo; si dovrebbe puntare alla creazione di una cabina di regia con le istituzioni scolastiche e gli enti di formazione per il potenziamento della formazione orientativa nella scuola e in tutta la rete di servizi territoriali. -Bisogna ricercare nuovi strumenti di transizione-inserimento lavorativo peculiari per gli studenti in difficoltà, che diano l’opportunità di acquisire competenze spendibili sul mercato del lavoro,garantendo loro e magari incentivando un o possibile ritorno al sistema dell’istruzione-formazione. -Occorre sostenere l’integrazione tra scuola superiore e mondo del lavoro,attraverso programmi di alternanza,stimolando una riflessione sul valore formativo delle esperienze in impresa e qualificandone i percorsi.
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