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Eco di Bergamo 31-1-2012: L'intervista Antonio Misiani (Pd) «Meglio avere titoli di Stato che promesse» Stampa E-mail
Antonio Misiani, deputato bergamasco del Pd, insieme al parlamentare radicale Marco Beltrandi (Pd-Radicali), ha presentato nel 2010 una proposta di legge per disciplinare la grave e ancora irrisolta questione del ritardo nei pagamenti delle transazioni commerciali tra imprese e con la pubblica amministrazione. La proposta giace ancora in Parlamento. Per questo Misiani torna all'attacco. ...

«Si tratta di un problema poco conosciuto all'opinione pubblica, ma di grandissima rilevanza. Per quanto concerne i tempi di pagamento nelle transazioni commerciali, sia tra privati sia tra pubblico e privato, l'Italia è agli ultimi posti in Europa».

Di che cifre stiamo parlando?
«Il pubblico deve ai privati novanta miliardi di euro. Imprese che, dopo aver fatto il loro lavoro, sono costrette ad aspettare diversi anni prima di ricevere quanto gli spetta. Nel caso della sanità, i tempi di attesa sono nell'ordine di tre-quattro anni».

Per le imprese è già dura con la crisi: se poi nemmeno lo Stato li paga...
«Queste imprese, se vogliono andare avanti, devono chiedere alle banche dei prestiti sui quali pagano interessi notevoli, andando così in grandissima difficoltà. Un terzo dei fallimenti in Italia riguarda imprese, e ce ne sono ovviamente anche della Bergamasca, che hanno lavoro, economicamente stanno in piedi, ma, non essendo pagate per lavori fatti e per i quali hanno anticipato i costi delle materie prime e degli stipendi, sono costrette a chiudere l'attività».


Cosa chiede la proposta di legge Beltrandi-Misiani?
«L'attuazione della direttiva europea in tema di pagamenti. Ciò metterebbe in campo un sistema di regole e sanzioni molto chiare e vincolanti, che darebbero un'accelerazione ai pagamenti».

La nostra legislazione ha tempo sino al marzo 2013 per recepirla.
«La situazione sta drammaticamente peggiorando e, se non si accelera recependo subito la direttiva europea, corriamo il rischio di vedere una morìa di imprese sane. Specialmente nelle Pmi, che spesso si trovano a fare involontariamente da banche alle grandi imprese che non le pagano. Nel nostro Paese ci sono tanti grossi gruppi industriali che non pagano le Pmi e gli artigiani, pur avendo in cassa una marea di miliardi in liquidità».

Le casse dello Stato sono messe a dir poco male.
«Cominciamo con il dare il via alle transazioni tra privati, che non hanno impatto sui conti pubblici. Per il settore pubblico, invece, si possono introdurre per le nuove transazioni le nuove regole con la necessaria gradualità. Con il decreto liberalizzazioni il governo ha stanziato oltre cinque miliardi, è un primo passo, ma si deve fare di più. Ad esempio, coinvolgendo la Cassa depositi e prestiti e verificando la possibilità di pagare le imprese con titoli di Stato, che non sono denaro contante, ma sono più liquidi delle promesse di pagamento destinate a rimanere solo sulla carta».

Lei è tra i primi firmatari di una lettera bipartisan sul tema indirizzata nei giorni scorsi al presidente del Consiglio Mario Monti e al ministro Corrado Passera
«Non c'è destra né sinistra. Chiediamo norme di civiltà che puntano a far funzionare meglio il mercato, permettendo alle aziende sane di continuare a lavorare e a crescere. Non dimentichiamoci dei tanti imprenditori arrivati a compiere gesti estremi per i mancati pagamenti che gli spettavano da anni. Il nostro Paese sta vivendo il dramma di molte aziende, e purtroppo anche molti imprenditori, che muoiono schiacciati dai crediti: un paradosso inaccettabile».

Marco Conti

 
 

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