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I prossimi giorni saranno decisivi per il decreto sul federalismo municipale. Il provvedimento ha subito alcune modifiche che rispondono in parte ai temi posti dai Comuni, soprattutto per la gestione immediata dei bilanci locali. Ma nel complesso il decreto è molto al di sotto delle aspettative e delle necessità del Paese:
1) Con questo federalismo aumenteranno le tasse. Da subito ci saranno più tasse per i lavoratori e i pensionati. Strangolati dalle finanziarie centraliste di Tremonti con meno trasferimenti statali e più vincoli agli investimenti per il patto di stabilità, molti Comuni saranno costretti ad aumentare le addizionali irpef, utilizzando le possibilità aperte dal decreto. Dal 2014, con l'introduzione dell'Imposta Municipale, ci saranno più tasse per le attività produttive, gravate da un'aliquota nettamente superiore a quella attualmente prevista per l'ICI. Grazie alla cedolare secca pagheranno invece meno imposte i proprietari di case affittate, mentre non ci sarà alcun beneficio - ed è cosa grave - per le famiglie che vivono in affitto; 2) Con questo federalismo i comuni rimarranno dei sorvegliati speciali dello Stato. Fino al 2014, al di là dello sblocco parziale dell'addizionale Irpef, non ci sarà alcuna reale autonomia impositiva, poiché i trasferimenti statali saranno sostituiti da altri trasferimenti finanziati dal gettito di imposte che non verranno gestite dai comuni. Dal 2014 sarà introdotta una Imposta municipale che graverà in gran parte su non residenti: l'esatto contrario del federalismo, che si basa sul principio "vedo, pago, voto". A regime, i comuni avranno meno autonomia di quanta era loro garantita fino al 2008; 3) Con questo federalismo lo Stato non farà nessuna cura dimagrante. Il decreto ratifica una politica economica che ha scaricato il risanamento dei conti pubblici sulle amministrazioni locali, anche se la spesa è cresciuta molto di più a livello centrale. Non si discute più di razionalizzare il numero delle province, non si superano i privilegi delle regioni a statuto speciale, non si affronta una riforma complessiva del sistema delle autonomie locali. Il PD sul federalismo ha le carte in regola. Siamo per una riforma federalista dello Stato, che avvicini le scelte più importanti al cittadino e distribuisca le risorse in modo più equo, premiando gli enti virtuosi. Se oggi possiamo discutere di federalismo fiscale, è grazie al centrosinistra che nel 2001 ha modificato la Costituzione in senso federale. Visto da Nord il rischio maggiore del federalismo municipale che la Lega vuole imporre a tutti i costi non è la divisione del Paese. Il rischio vero è che tutto, al di là della propaganda, rimanga più o meno uguale a prima. Federalismo, per noi, vuol dire più autonomia a livello locale, più responsabilizzazione dei centri di spesa, una solidarietà reale per le aree più deboli. Di tutto questo, purtroppo, non c'è molta traccia nel decreto sul federalismo municipale. Lorenzo Guerini, Sindaco di Lodi Virginio Brivio, Sindaco di Lecco Alcide Molteni, Sindaco di Sondrio Giorgio Oldrini, Sindaco di Sesto S.Giovanni Daniela Gasparini, Sindaco di Cinisello Mario Soldano, Sindaco di Cologno Monzese Eugenio Comincini, Sindaco di Cernusco sul Naviglio Roberto Cornelli, Sindaco di Cormano Mario Aspesi, Sindaco di Cardano Luciano Porro, Sindaco di Saronno Ariella Borghi, Sindaco di Treviglio Eugenio Cavagnis, Sindaco di Nembro Gabriele Riva, Sindaco di Arzago d'Adda Pietro Bisinella, Sindaco di Leno
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