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Assemblea provinciale PD del 15 ottobre 2011: gli interventi Stampa E-mail
Il PD che c'è - In Provincia
Scritto da Redazione   
Venerdì 11 Novembre 2011 16:16

Qui gli interventi

 Luca Gibellini, Matteo De Capitani, Pierluigi Toccagni, Giuliano Mazzoleni, Roberto Cremaschi, Beppe Benigni


 

 Luca Gibellini

ASSEMBLEA PROVINCIALE DEL PARTITO DEMOCRATICO
Bergamo, sabato 15/10/2011.
Sintesi delle proposte formulate

Proposte a livello nazionale:

selezione delle candidature per il Parlamento tramite meccanismo delle
primarie, a prescindere dalla legge elettorale in vigore. Primarie da estendere
agli iscritti e non agli elettori, perchè a mio giudizio un'estensione più larga
aumenterebbe di vari ordini grandezza il potenziale corpo elettorale, portando
ad un'ampliamento delle proporzioni delle campagne elettorale dei singoli
candidati alle primarie con un conseguente aumento dei costi ed un probabile
avvantaggiamento dei candidati dalle maggiori disponibilità economiche.



Proposte a livello locale:

1. codificare ed applicare un meccanismo che consenta di definire, di volta in

volta, un referente unico del partito su di una determinata tematica o
vicenda; ciò per evitare il ripetersi di situazioni, già registrate nel passato più e
meno recente, di moltiplicazione e sovrapposizione dei luoghi e dei referenti
della discussione, a volte perfino contrapposti, con l'unico risultato di generare
confusione e dequalificare l'immagine del partito. La proposta si potrebbe
concretamente attuare attraverso l'azione del segretario provinciale, il quale di
volta in volta assegni la gestione di una vicenda ad un referente unico (un
dirigente, un istituzionale, un responsabile tematico, un referente territoriale,
ecc.) il quale, supportato da tutti i soggetti in qualche modo coinvolti o
interessati alla vicenda, la istruisca fino alla determinazione di una posizione
politica, da validare attraverso un passaggio di condivisione nell'esecutivo
provinciale o, se necessario, nella direzione o nell'assemblea provinciale; tale
posizione dovrà poi essere adeguatamente comunicata e divulgata sia
all'interno che all'esterno del partito

2. attuare una effettiva ed efficace trasparenza informativa. Accade, a volte, che si

svolgano incontri e riunioni su varie vicende, senza che vi sia un'adeguata
informativa sia a priori (circa l'esistenza dell'incontro) sia a posteriori (circa le
determinazioni e le risultanze dell'incontro). Una maggiore informazione a priori
- anche attraverso l'utilizzo del sito internet provinciale e l'informativa estesa ai
referenti territoriali e tematici interessati – consentirebbe una partecipazione
più ampia, completa e coordinata; mentre una maggiore informazione a
posteriori rappresenterebbe un ulteriore tassello nell'obiettivo della trasparenza
delle procedure interne

3. Verificare l'attività politica svolta, con cadenza regolare (trimestrale,

semestrale o altro), rendicontando quanto svolto in merito a: attività
territoriale; vita e funzionamento degli organismi dirigenti; tematiche di
attualità politica. Questo consentirebbe di individuare e verificare: eventuali
situazioni di difficoltà territoriali; disfunzionamenti e/o correttivi da apportare al
funzionamento degli organismi; obiettivi raggiunti nell'ambito delle varie
tematiche di attualità politica sulle quali si sia attivato il partito

Matteo de Capitani

Il PD è all'altezza della sfida che lo attende in questo momento particolare nel quale la lunga agonia
di Berlusconi, la sua prossima uscita di scena sempre rimandata, anche ieri rimandata, rischia di far
pagare al Paese un prezzo troppo alto, in particolare per il rischio di perdita di dignità della Politica
e delle Istituzioni tutte.

Ci siamo chiesti, spesso, quale sarebbe stato il prezzo dell'uscita di scena di Berlusconi, il rischio è
quello di una uscita di scena che cerchi di trascinare con sé, tra le macerie, altre forze politiche ma
soprattutto la dignità della Politica.

Quindi il Partito Democratico ha un triplo compito:
– quello di accelerare la fine di questo governo
– quello di non essere trascinati sotto le macerie del crollo di Berlusconi
– quello di acquisire la credibilità per essere la forza della Ricostruzione

Oggi è sempre più chiaro che Berlusconi non va bene a nessuno ma contestualmente tutti sembrano
alla ricerca di qualcosa che non c'è, tutti si ostinano a negare quello che invece esiste: un'alternativa
possibile.

Oggi l'avversario più temibile del nostro Partito è proprio questo: l'ostinazione di molti a non
riconoscere il Partito Democratico, la sua classe dirigente, il suo programma, come la vera
alternativa di cui questo Paese ha bisogno.

La sfida del Partito Democratico è proprio questa, non possiamo rassegnarci a soccombere sotto il
fuoco incrociato dei tanti discepoli del cosiddetto terzismo che ogni giorno sembrano aumentare.

Credo che chi si ostina a negare il nostro valore in realtà tradisce il suo personale timore che la
nostra differenza e le nostre idee possano in qualche modo ostacolare i suoi, i “loro” interessi.

Mi risulta assai difficile continare a sopportare il cerchiobottismo di quelli che anche quando si è
proprio-proprio costretti a parlar male di Berlusconi non riescono a non parlare un pochino male
anche del Partito Democratico, ogni giorno è sempre la stessa storia, ogni giorno una piccola dose
del “son tutti uguali”. Sono profondamente offeso del dilagare della convinzione che in fondo sono
tutti uguali e che se Berlusconi sbaglia il PD non è che faccia così bene e se lui è ancora lì è perchè
il PD non è all'altezza di sostituirlo.

Mi chiedo perchè ogni giorno, tutti i giorni, siamo costretti a dimostrare la nostra differenza etica,
ogni giorno, tutti i giorni, siamo costretti a dimostrare l'infondatezza delle loro idee e la bontà delle
nostre, ogni giorno la storia si ripete, ogni giorno da capo.

Capita al nostro Partito di sentirsi definire - dagli opinion makers – senza linea politica perchè una
dozzina di palamentari hanno chiesto di poter votare differentemente per una questione etica quale
il testmento biologico, ci hanno definito stalinisti quando abbiamo chiesto ai radicali il rispetto del
regolamento su questioni politiche...

Gli stessi opinionisti di chiara fama ci dicono che:
il nuovo ulivo sarebbe la riedizione dell'autosufficienza della sinistra
il tentativo di aprire ai moderati: una riedizione dell'unione
il rispetto dell'autonomia di sindacati e movimenti: è chiusura alla novità
il rifiuto di una visione personalistica della politica: una mancanza di leadership e carisma

Ogni giorno, tutti i giorni, sempre, questi commentatori si ostinano a dire che il PD non c'è; ci
hanno persino chiesto perchè non abbiamo raccolto le firme per il referendum e sono arrivate

1.200.000 firme... se non si fosse raggiunto il quorum ci avrebbero detto “è colpa vostra” che non
avete raccolto le firme, ora che le abbiamo raccolte in molte delle feste democratiche ci è permesso
di dire di aver contribuito “quota parte” alla raccolta? La domanda cui rispondere è però un'altra: è
più giusto un partito che costituisce un comitato referendario oppure un partito che presenta un
disegno di legge e mette comunque a disposizione i suoi militanti e le proprie feste per la raccolta
delle firme?
Un partito deve fare il partito e lavorare in parlamento e “supportare” i comitati referendari che
sono proprietà intellettuale dei cittadini.

Se tutto questo accade, se siamo giornalmente in prima linea, dico che può essere un bene. Noi
dobbiamo raccogliere il guanto della sfida cominciando con il chiederci perchè permettiamo di non
essere considerati come alternativa credibile.

Si deve fare una scelta programmatica chiara, abbiamo sempre avuto idee giuste ma ci è sempre
stato difficile essere capaci di comunicarle, di costruirci il consenso attorno. Oggi, adesso è il
momento che attorno alle nostre idee giuste si formi il consenso del Paese, l'individualismo
imperante ha dimostrato il suo volto peggiore, oggi tornano al centro i beni comuni, oggi tocca a
noi!
Noi che dobbiamo coniugare la fedeltà e la forza delle nostre idee con il coraggio delle riforme che
dobbiamo fare e che ci dobbiamo saper intestare.

A questo proposito propongo che da qui, dalla provincia di Bergamo cominci una raccolta
firme sotto le nostre bandiere a sostegno del nostro disegno di legge di riforma elettorale.

E' arrivato ora il tempo che qualcuno ci spieghi: perchè noi non dovremmo avere la forza per
costruire il nuovo ulivo ed il coraggio di aprirci ad un'alleanza con i moderati, perchè si dovrebbe
negare che anche qui c'è una possibilità per un'alternativa.

Il tema del rinnovamento generazionale e di genere è attuale ed il partito deve cominciare a lavorare
per questo, deve lavorare e favorire, accompagnare la ruota che gira la questione vera non è la
rottamazione ma il ricambio, la contendibilità delle cariche, la fine dei predestinati che sin da
bambini hanno la strada segnata, quelli che, siccome hanno tanto tempo libero occupano le sedi e le
federazioni e vengono “premiati” per la loro dedizione con candidature sicure, l'innesto di persone
che prima di far politica ad alti livelli hanno provato cosa significhi lavorare, ma lavorare davvero.
Su questo si deve fondare la nostra diversità, su questo si ricostruisce un sano rapporto con la
società, un rapporto di fiducia reciproca.

Credo che tutti questi giri di parole sul cambiar lo statuto, fare il congresso straordinario con nuove
primarie e quant'altro sia una gran perdita di tempo e spreco di energie. Ritengo questa discussione
ancorchè molto interessante per gli addetti ai lavori, ci faccia percepire dagli elettori, i veri azionisti
di maggioranza del Partito Democratico, come un partito – per dirla con Bersani – come un partito
che in mezzo alla tempesta resta fermo a guardarsi la punta delle scarpe.

Se è vero, come è vero che tra indecisi e non voto siamo ormai attorno al 40 percento degli elettori,
qualcuno mi deve spiegare se crediamo di conquistare la fiducia di quei cittadini in questo modo o
se non sia meglio investire tempo e risorse per ascoltare, vedere, vivere i problemi e comunicare le
nosre soluzioni. Dobbiamo avere l'orgoglio di dirci che noi siamo una delle poche, forse l'unica
speranza per il Paese.

Dobbiamo smettere di rincorrere le emergenze vere o presunte che siano, dobbiamo invece
mantenere ferma la barra sulle priorità:
mandare a casa questo governo,

non restar sommersi dalle macerie della sua caduta
e vincere le elezioni con la nostra proposta, con la responsabilità che la nostra forza, anche
numerica, ci impone.
Se qualcuno, poi, vorrà fare altre scelte spetterà a lui spiegarne al Paese il perchè.

Visto però che siamo in un'assemblea già convocata con uno specifico ordine del giorno ho anche io
alcune proposte su cui aprire un ragionamento in vista dei prossimi appuntamenti regionale e
nazionale nella speranza che possano essere assunte come posizione del PD della provincia di
Bergamo:

Si arrivi preso alla istituzione dell'Albo degli elettori Nazionale: è fondamentale per
promuovere lo strumento delle primarie quale ordinario ed efficiente strumento per la
selezione della classe dirigente.

Gli eventuali dirigenti organizzativi ed il responsabili della comunicazione non devono
avere 'carattere di stabilità strutturale', questi due incarichi siano affidati a dirigenti
politici. Deve essere esplicita la netta distinzione tra incarichi politici e ruoli di funzionariato
dipendente, deve essere espressamente evidenziata l'assoluta incompatibilità ed
ineleggibilità o incandidabilità per ruoli politici e/o incarichi istituzionali dei funzionari.

I segretari regionali siano sempre scelti con le primarie aperte agli elettori; le elezioni
dei segretari regionali non devono essere desincronizzate rispetto a quella della Segreteria ed
Assemblea Nazionale. Si abbandoni l'idea della “elezione degli organi collegiali non
collegati alla linea politica del segretario” espressa dalla proposta che solo metà degli organi
sarebbero collegati al candidato segretario mentre l’altra metà verrebbe espressa dal livello
di partito inferiore (in particolare se lo stesso è stato eletto da una platea differente).

Devono essere ricercati nuovi modi di apertura verso le grandi novità emerse anche nel
corso del 2011 e che hanno visto nuovi protagonisti della politica italiana, dal movimento
delle donne ai movimenti sull’acqua pubblica, con i quali fatichiamo nella interlocuzione e
con i quali dobbiamo ricostruire un dialogo fiduciario, il Partito non deve aver parura degli
elettori.

Venga rafforzata la parte della relazione che riguarda il finanziamento pubblico e
privato del partito (il “caso Penati” scotta ancora molto): occorre altresì individuare
strumenti nuovi oltre a regole nuove per intervenire direttamente nei confronti di qualunque
tesserato non rispetti quanto previsto dal codice etico che deve esso stesso essere rafforzato.

Si addivenga presto a definire le priorità di ripartizione delle quote di finanziamento
pubblico (rimborsi elettorali) tra Pd Nazionale e Federazioni Regionali, dando netta
priorità al trasferimento delle risorse ai livelli territoriali più bassi, in misura
proporzionale ai voti ottenuti dal PD nelle elezioni politiche per la Camera dei Deputati.

 

Pierluigi Toccagni

Giuliano Mazzoleni

 

Occorre saper distinguere i processi decisionali (dove tutti si devono esprimere
liberamente) dai processi esecutivi (in cui vengono attuate le decisioni prese a
maggioranza), di solito i primi negli organi di partito e nel libero dibattito con l’opinione
pubblica, i secondi nelle istituzioni e nell’attività esecutiva del partito. L’analisi dei processi
decisionali ha fatto constatare che tanto più liberi sono i primi, tanto più disciplinati sono i
secondi perché le persone si sentono vincolate alle decisioni della maggioranza dopo che
sono state ascoltate adeguatamente. La libertà di dialogo e ricerca delle “aree culturali” va
tutelata come una ricchezza. In un partito si creano invece le “correnti” quando:
1. esistono organi di stampa propri della componente
2. le componenti si strutturano gerarchicamente
3. le componenti hanno loro finanziamenti autonomi
4. le componenti esigono la disciplina dei loro aderenti negli organi decisionali del partito.
5. il vertice della componente negozia con quelli delle altre componenti la composizione
degli organi di partito e delle rappresentanze istituzionali.
Non sembra, per ora, che le nostre “aree” abbiano queste caratteristiche, però può esserci
la tendenza della diversità interna a degenerare in correnti: il fenomeno va tenuto sotto
osservazione. Ci si deve chiedere se lo Statuto e i regolamenti contengono già tutti i
“paletti” adeguati per impedirlo.

2. Esistono altri problemi non meno importanti, oltre a quelli delle possibili “correnti”, che
devono essere affrontati per garantire uno sviluppo democratico al PD.
Per esempio
la mobilità interna (il ricambio e il rinnovamento sono importantissimi e non si
riducono ad un fatto anagrafico). Non bastano alcuni giovani per superare
l’oligarchia.
i costi della politica: il fatto di Penati squarcia il velo della nostra ingenuità. Per
fare politica sostenendo competizioni elettorali occorrono soldi, non lo si può
ignorare mantenendo sott’acqua tutto il tema di come i singoli si procurano i
finanziamenti necessari. Anche per i costi della politica occorre chiedersi se le
nostre regole sono adeguate e sufficienti.

3. Per risolvere adeguatamente questi problemi occorre discuterli, a tutti i livelli, investendovi
tempo ed energie. Solo dal confronto e dall’approfondimento, alla luce dei fatti, si può
capire se si devono cambiare regole e meccanismi come le norme statutarie, oppure se è
una questione di mentalità, di atteggiamenti, di abitudini che vanno cambiate: questione di
regole o di cultura?
Noi siamo però in contraddizione perché indichiamo i problemi ma poi disertiamo
l’Assemblea in cui siamo stati eletti e che li dovrebbe discutere, sottraendoci alla nostra
responsabilità.
Una decisione urgente è quella di dedicare una sessione dell’Assemblea all’analisi del
proprio funzionamento e alla elaborazione di proposte per migliorarlo. La comunicazione
diffusa dalla Presidente, su questo punto, è molto chiara.

 

Roberto Cremaschi

 

Come richiesto, vi mando l'estrema sintesi propositiva del mio intervento in assemblea provinciale.
Per evitare che la buona discussione fatta si perda, vi propongo che la segreteria provinciale
raccolga in un documento le proposte più condivise (ed eventualmente segnali le altre) e le inoltri
all'assemblea regionale. Occorrerebbe inoltre dare più spazio sul nostro sito al lavoro in corso a
livello nazionale sul tema: mi sembra che il nostro dibattito sia stato preciso, non organizzativistico,
ma puntando a definire le caratteristiche del pd come strumento per la politica di cambiamento. Non
è stato, insomma, un parlarsi addosso.

ciao, roberto

1. Non basta sentire il vento, bisogna coglierlo e farsi portare. La raccolta di firme per il referendum
elettorale ha indicato quale è il sentire politico della nostra gente. La conseguenza deve essere una
pressante spinta in Parlamento per la riforma elettorale e delle istituzioni e le primarie per scegliere
i candidati alle politiche: mai più un parlamento di eletti!

2. Nuovo modo di governare il rapporto tra partito e istituzioni. Non è il partito che decide i membri
dei Cda. Moltiplicare e diffondere le esperienze di autonomia reale dei sindaci (es. Uniacque).
Stabilire incompatibilità: chi è incaricato delle società partecipate non può essere designato membro
di una società. O controlla o è controllato. E via di questo passo.

3. Questione morale. Il Pd si è mosso tardi e male su Penati. Ma malissimo su Tedesco e Pronzato.
Occorre un trasparente finanziamento pubblico ai partiti, ma anche una più severa selezione dei
nostri dirigenti. Controllare le campagne elettorali dei singoli (regionali).

4. Semplificare l'organizzazione dando precise mission agli organismi. A livello provinciale
unificare assemblea e direzione e costituire una conferenza permanente dei coordinatori di circolo.
Attivare canali più efficaci di comunicazione (il sito internet deve pubblicare convocazioni e
verbali, ad esempio).

 

Beppe Benigni

Bisogna innanzitutto avere chiaro la missione del nostro partito per una società libera, giusta e
solidale, agganciando il PD al progetto europeo della creazione del partito dei democratici e
socialisti europei: partito di centrosinistra che si confronta con il partito popolare europeo di
centrodestra. Di volta in volta i nostri alleati potranno essere i verdi, i liberali, una sinistra più
radicale ma che è spendibile per il governo. Insomma se vogliamo un’Europa politica perché è a
quel livello che si possono risolvere i problemi del lavoro, dell’ambiente, della pace, è quella che
deve essere punto di riferimento per chiarire la nostra collocazione politica, senza fraintendimenti,
anche a livello nazionale. Questo nella normalità della situazione. In casi di emergenza, come ha
dimostrato anche la stessa Germania, è evidente che si può dar luogo anche a governi di grande
coalizione per affrontare crisi particolarmente gravi

Il PD deve essere un partito forte perché crede nel collettivo, attento ai contenuti e alla
comunicazione degli stessi più che all’immagine dei suoi singoli dirigenti. Bisogna essere
consapevoli che il berlusconismo ha avuto riflessi negativi anche su di noi.
Un partito che quando succede il caso Penati non dice solo: la magistratura vada avanti, è un caso
doloroso. Filippo Penati, che io sono sicuro non abbia intascato un euro personalmente, e mi auguro
totalmente innocente, è indagato insieme a tanti altri compagni, per finanziamento illecito ai partiti
e alle campagne elettorali. Queste accuse riguardano più PDS e DS che il PD, ma io mi aspettavo
che Bersani, perché a Sesto è sotto accusa non una persona ma un sistema di finanziamenti, che,
secondo i PM, potrebbero essere illeciti, dicesse se il PD ha regole e controlli sufficienti perché non
si corra il rischio di ripetere errori del passato. Il costo delle campagne elettorali (estremamente
costose!) e di chi le paga è un problema? Il PD ha regole e controlli efficaci? Il PD ormai penso che
sia un partito composto essenzialmente da volontari, i suoi costi di funzionamento dovrebbero
essere estremamente bassi. Possiamo stare tranquilli che il finanziamento pubblico, il tesseramento,
le feste democratiche coprano questi costi? Su questi temi la trasparenza del PD deve essere totale,
pena la perdita di credibilità perché, come dice anche Bersani, per fortuna, il nostro elettorato è su
questi temi molto più sensibile di quello di centrodestra e perché il PD nasce proprio come partito
nuovo.

Un partito che credendo fermamente nella democrazia dei partiti agisce subito concretamente per
ridurre i costi della politica con atti emblematici, distinguendo le giuste indennità dovute per
funzioni delicate da privilegi insopportabili in momenti di crisi:
parlamentari, consiglieri regionali, manager pubblici, presidenti, vice presidenti, amministratori di
una pletora di enti pubblici devono rinunciare da subito ai privilegi.
Un partito però che non taglia la democrazia anche se deve andare controcorrente.
E’ perciò giusto accorpare i servizi dei comuni per migliorare l’efficienza degli stessi, ma i
consigli comunali non costano ed è dannoso abolirli, si aboliscono regioni e province se non idonee
a svolgere le loro funzioni per insufficiente popolazione e territorio. Non si cambia posizione però
quattro volte in due mesi sulle province perché si fiuta l’aria del consenso, rischiando di abolire
istituzioni democratiche indispensabili al governo del territorio.

Infine sono d’accordo nel separare l’elezione dei segretari regionali dal segretario nazionale. La
separazione permetterebbe una caratterizzazione più regionalista delle elezioni. Mi sembra anche
ragionevole far votare per il segretario regionale gli iscritti, non essendoci la possibilità di rendere
visibili mediaticamente le varie candidature regionali come avviene invece a livello nazionale, e
non essendo perciò facile al semplice elettore fare una scelta consapevole. In questi giorni sono
avvenute le primarie del partito socialista francese in due turni per decidere il candidato alle
presidenziali. Forse i due turni in caso di non raggiungimento del 50% più uno al primo turno da
parte di un candidato potrebbe essere utile.

 
 
Partito Democratico Bergamo.
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