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Qui gli interventi
Luca Gibellini, Matteo De Capitani, Pierluigi Toccagni, Giuliano Mazzoleni, Roberto Cremaschi, Beppe Benigni Luca Gibellini ASSEMBLEA PROVINCIALE DEL PARTITO DEMOCRATICO Bergamo, sabato 15/10/2011. Sintesi delle proposte formulate
Proposte a livello nazionale:
selezione delle candidature per il Parlamento tramite meccanismo delle primarie, a prescindere dalla legge elettorale in vigore. Primarie da estendere agli iscritti e non agli elettori, perchè a mio giudizio un'estensione più larga aumenterebbe di vari ordini grandezza il potenziale corpo elettorale, portando ad un'ampliamento delle proporzioni delle campagne elettorale dei singoli candidati alle primarie con un conseguente aumento dei costi ed un probabile avvantaggiamento dei candidati dalle maggiori disponibilità economiche.
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Proposte a livello locale:
1. codificare ed applicare un meccanismo che consenta di definire, di volta in
volta, un referente unico del partito su di una determinata tematica o vicenda; ciò per evitare il ripetersi di situazioni, già registrate nel passato più e meno recente, di moltiplicazione e sovrapposizione dei luoghi e dei referenti della discussione, a volte perfino contrapposti, con l'unico risultato di generare confusione e dequalificare l'immagine del partito. La proposta si potrebbe concretamente attuare attraverso l'azione del segretario provinciale, il quale di volta in volta assegni la gestione di una vicenda ad un referente unico (un dirigente, un istituzionale, un responsabile tematico, un referente territoriale, ecc.) il quale, supportato da tutti i soggetti in qualche modo coinvolti o interessati alla vicenda, la istruisca fino alla determinazione di una posizione politica, da validare attraverso un passaggio di condivisione nell'esecutivo provinciale o, se necessario, nella direzione o nell'assemblea provinciale; tale posizione dovrà poi essere adeguatamente comunicata e divulgata sia all'interno che all'esterno del partito
2. attuare una effettiva ed efficace trasparenza informativa. Accade, a volte, che si
svolgano incontri e riunioni su varie vicende, senza che vi sia un'adeguata informativa sia a priori (circa l'esistenza dell'incontro) sia a posteriori (circa le determinazioni e le risultanze dell'incontro). Una maggiore informazione a priori - anche attraverso l'utilizzo del sito internet provinciale e l'informativa estesa ai referenti territoriali e tematici interessati – consentirebbe una partecipazione più ampia, completa e coordinata; mentre una maggiore informazione a posteriori rappresenterebbe un ulteriore tassello nell'obiettivo della trasparenza delle procedure interne
3. Verificare l'attività politica svolta, con cadenza regolare (trimestrale,
semestrale o altro), rendicontando quanto svolto in merito a: attività territoriale; vita e funzionamento degli organismi dirigenti; tematiche di attualità politica. Questo consentirebbe di individuare e verificare: eventuali situazioni di difficoltà territoriali; disfunzionamenti e/o correttivi da apportare al funzionamento degli organismi; obiettivi raggiunti nell'ambito delle varie tematiche di attualità politica sulle quali si sia attivato il partito Matteo de Capitani Il PD è all'altezza della sfida che lo attende in questo momento particolare nel quale la lunga agonia di Berlusconi, la sua prossima uscita di scena sempre rimandata, anche ieri rimandata, rischia di far pagare al Paese un prezzo troppo alto, in particolare per il rischio di perdita di dignità della Politica e delle Istituzioni tutte.
Ci siamo chiesti, spesso, quale sarebbe stato il prezzo dell'uscita di scena di Berlusconi, il rischio è quello di una uscita di scena che cerchi di trascinare con sé, tra le macerie, altre forze politiche ma soprattutto la dignità della Politica.
Quindi il Partito Democratico ha un triplo compito: – quello di accelerare la fine di questo governo – quello di non essere trascinati sotto le macerie del crollo di Berlusconi – quello di acquisire la credibilità per essere la forza della Ricostruzione
Oggi è sempre più chiaro che Berlusconi non va bene a nessuno ma contestualmente tutti sembrano alla ricerca di qualcosa che non c'è, tutti si ostinano a negare quello che invece esiste: un'alternativa possibile.
Oggi l'avversario più temibile del nostro Partito è proprio questo: l'ostinazione di molti a non riconoscere il Partito Democratico, la sua classe dirigente, il suo programma, come la vera alternativa di cui questo Paese ha bisogno.
La sfida del Partito Democratico è proprio questa, non possiamo rassegnarci a soccombere sotto il fuoco incrociato dei tanti discepoli del cosiddetto terzismo che ogni giorno sembrano aumentare.
Credo che chi si ostina a negare il nostro valore in realtà tradisce il suo personale timore che la nostra differenza e le nostre idee possano in qualche modo ostacolare i suoi, i “loro” interessi.
Mi risulta assai difficile continare a sopportare il cerchiobottismo di quelli che anche quando si è proprio-proprio costretti a parlar male di Berlusconi non riescono a non parlare un pochino male anche del Partito Democratico, ogni giorno è sempre la stessa storia, ogni giorno una piccola dose del “son tutti uguali”. Sono profondamente offeso del dilagare della convinzione che in fondo sono tutti uguali e che se Berlusconi sbaglia il PD non è che faccia così bene e se lui è ancora lì è perchè il PD non è all'altezza di sostituirlo.
Mi chiedo perchè ogni giorno, tutti i giorni, siamo costretti a dimostrare la nostra differenza etica, ogni giorno, tutti i giorni, siamo costretti a dimostrare l'infondatezza delle loro idee e la bontà delle nostre, ogni giorno la storia si ripete, ogni giorno da capo.
Capita al nostro Partito di sentirsi definire - dagli opinion makers – senza linea politica perchè una dozzina di palamentari hanno chiesto di poter votare differentemente per una questione etica quale il testmento biologico, ci hanno definito stalinisti quando abbiamo chiesto ai radicali il rispetto del regolamento su questioni politiche...
Gli stessi opinionisti di chiara fama ci dicono che: il nuovo ulivo sarebbe la riedizione dell'autosufficienza della sinistra il tentativo di aprire ai moderati: una riedizione dell'unione il rispetto dell'autonomia di sindacati e movimenti: è chiusura alla novità il rifiuto di una visione personalistica della politica: una mancanza di leadership e carisma
Ogni giorno, tutti i giorni, sempre, questi commentatori si ostinano a dire che il PD non c'è; ci hanno persino chiesto perchè non abbiamo raccolto le firme per il referendum e sono arrivate
1.200.000 firme... se non si fosse raggiunto il quorum ci avrebbero detto “è colpa vostra” che non avete raccolto le firme, ora che le abbiamo raccolte in molte delle feste democratiche ci è permesso di dire di aver contribuito “quota parte” alla raccolta? La domanda cui rispondere è però un'altra: è più giusto un partito che costituisce un comitato referendario oppure un partito che presenta un disegno di legge e mette comunque a disposizione i suoi militanti e le proprie feste per la raccolta delle firme? Un partito deve fare il partito e lavorare in parlamento e “supportare” i comitati referendari che sono proprietà intellettuale dei cittadini.
Se tutto questo accade, se siamo giornalmente in prima linea, dico che può essere un bene. Noi dobbiamo raccogliere il guanto della sfida cominciando con il chiederci perchè permettiamo di non essere considerati come alternativa credibile.
Si deve fare una scelta programmatica chiara, abbiamo sempre avuto idee giuste ma ci è sempre stato difficile essere capaci di comunicarle, di costruirci il consenso attorno. Oggi, adesso è il momento che attorno alle nostre idee giuste si formi il consenso del Paese, l'individualismo imperante ha dimostrato il suo volto peggiore, oggi tornano al centro i beni comuni, oggi tocca a noi! Noi che dobbiamo coniugare la fedeltà e la forza delle nostre idee con il coraggio delle riforme che dobbiamo fare e che ci dobbiamo saper intestare.
A questo proposito propongo che da qui, dalla provincia di Bergamo cominci una raccolta firme sotto le nostre bandiere a sostegno del nostro disegno di legge di riforma elettorale.
E' arrivato ora il tempo che qualcuno ci spieghi: perchè noi non dovremmo avere la forza per costruire il nuovo ulivo ed il coraggio di aprirci ad un'alleanza con i moderati, perchè si dovrebbe negare che anche qui c'è una possibilità per un'alternativa.
Il tema del rinnovamento generazionale e di genere è attuale ed il partito deve cominciare a lavorare per questo, deve lavorare e favorire, accompagnare la ruota che gira la questione vera non è la rottamazione ma il ricambio, la contendibilità delle cariche, la fine dei predestinati che sin da bambini hanno la strada segnata, quelli che, siccome hanno tanto tempo libero occupano le sedi e le federazioni e vengono “premiati” per la loro dedizione con candidature sicure, l'innesto di persone che prima di far politica ad alti livelli hanno provato cosa significhi lavorare, ma lavorare davvero. Su questo si deve fondare la nostra diversità, su questo si ricostruisce un sano rapporto con la società, un rapporto di fiducia reciproca.
Credo che tutti questi giri di parole sul cambiar lo statuto, fare il congresso straordinario con nuove primarie e quant'altro sia una gran perdita di tempo e spreco di energie. Ritengo questa discussione ancorchè molto interessante per gli addetti ai lavori, ci faccia percepire dagli elettori, i veri azionisti di maggioranza del Partito Democratico, come un partito – per dirla con Bersani – come un partito che in mezzo alla tempesta resta fermo a guardarsi la punta delle scarpe.
Se è vero, come è vero che tra indecisi e non voto siamo ormai attorno al 40 percento degli elettori, qualcuno mi deve spiegare se crediamo di conquistare la fiducia di quei cittadini in questo modo o se non sia meglio investire tempo e risorse per ascoltare, vedere, vivere i problemi e comunicare le nosre soluzioni. Dobbiamo avere l'orgoglio di dirci che noi siamo una delle poche, forse l'unica speranza per il Paese.
Dobbiamo smettere di rincorrere le emergenze vere o presunte che siano, dobbiamo invece mantenere ferma la barra sulle priorità: mandare a casa questo governo,
non restar sommersi dalle macerie della sua caduta e vincere le elezioni con la nostra proposta, con la responsabilità che la nostra forza, anche numerica, ci impone. Se qualcuno, poi, vorrà fare altre scelte spetterà a lui spiegarne al Paese il perchè.
Visto però che siamo in un'assemblea già convocata con uno specifico ordine del giorno ho anche io alcune proposte su cui aprire un ragionamento in vista dei prossimi appuntamenti regionale e nazionale nella speranza che possano essere assunte come posizione del PD della provincia di Bergamo:
Si arrivi preso alla istituzione dell'Albo degli elettori Nazionale: è fondamentale per promuovere lo strumento delle primarie quale ordinario ed efficiente strumento per la selezione della classe dirigente.
Gli eventuali dirigenti organizzativi ed il responsabili della comunicazione non devono avere 'carattere di stabilità strutturale', questi due incarichi siano affidati a dirigenti politici. Deve essere esplicita la netta distinzione tra incarichi politici e ruoli di funzionariato dipendente, deve essere espressamente evidenziata l'assoluta incompatibilità ed ineleggibilità o incandidabilità per ruoli politici e/o incarichi istituzionali dei funzionari.
I segretari regionali siano sempre scelti con le primarie aperte agli elettori; le elezioni dei segretari regionali non devono essere desincronizzate rispetto a quella della Segreteria ed Assemblea Nazionale. Si abbandoni l'idea della “elezione degli organi collegiali non collegati alla linea politica del segretario” espressa dalla proposta che solo metà degli organi sarebbero collegati al candidato segretario mentre l’altra metà verrebbe espressa dal livello di partito inferiore (in particolare se lo stesso è stato eletto da una platea differente).
Devono essere ricercati nuovi modi di apertura verso le grandi novità emerse anche nel corso del 2011 e che hanno visto nuovi protagonisti della politica italiana, dal movimento delle donne ai movimenti sull’acqua pubblica, con i quali fatichiamo nella interlocuzione e con i quali dobbiamo ricostruire un dialogo fiduciario, il Partito non deve aver parura degli elettori.
Venga rafforzata la parte della relazione che riguarda il finanziamento pubblico e privato del partito (il “caso Penati” scotta ancora molto): occorre altresì individuare strumenti nuovi oltre a regole nuove per intervenire direttamente nei confronti di qualunque tesserato non rispetti quanto previsto dal codice etico che deve esso stesso essere rafforzato.
Si addivenga presto a definire le priorità di ripartizione delle quote di finanziamento pubblico (rimborsi elettorali) tra Pd Nazionale e Federazioni Regionali, dando netta priorità al trasferimento delle risorse ai livelli territoriali più bassi, in misura proporzionale ai voti ottenuti dal PD nelle elezioni politiche per la Camera dei Deputati. Pierluigi Toccagni 
Giuliano Mazzoleni Occorre saper distinguere i processi decisionali (dove tutti si devono esprimere liberamente) dai processi esecutivi (in cui vengono attuate le decisioni prese a maggioranza), di solito i primi negli organi di partito e nel libero dibattito con l’opinione pubblica, i secondi nelle istituzioni e nell’attività esecutiva del partito. L’analisi dei processi decisionali ha fatto constatare che tanto più liberi sono i primi, tanto più disciplinati sono i secondi perché le persone si sentono vincolate alle decisioni della maggioranza dopo che sono state ascoltate adeguatamente. La libertà di dialogo e ricerca delle “aree culturali” va tutelata come una ricchezza. In un partito si creano invece le “correnti” quando: 1. esistono organi di stampa propri della componente 2. le componenti si strutturano gerarchicamente 3. le componenti hanno loro finanziamenti autonomi 4. le componenti esigono la disciplina dei loro aderenti negli organi decisionali del partito. 5. il vertice della componente negozia con quelli delle altre componenti la composizione degli organi di partito e delle rappresentanze istituzionali. Non sembra, per ora, che le nostre “aree” abbiano queste caratteristiche, però può esserci la tendenza della diversità interna a degenerare in correnti: il fenomeno va tenuto sotto osservazione. Ci si deve chiedere se lo Statuto e i regolamenti contengono già tutti i “paletti” adeguati per impedirlo.
2. Esistono altri problemi non meno importanti, oltre a quelli delle possibili “correnti”, che devono essere affrontati per garantire uno sviluppo democratico al PD. Per esempio la mobilità interna (il ricambio e il rinnovamento sono importantissimi e non si riducono ad un fatto anagrafico). Non bastano alcuni giovani per superare l’oligarchia. i costi della politica: il fatto di Penati squarcia il velo della nostra ingenuità. Per fare politica sostenendo competizioni elettorali occorrono soldi, non lo si può ignorare mantenendo sott’acqua tutto il tema di come i singoli si procurano i finanziamenti necessari. Anche per i costi della politica occorre chiedersi se le nostre regole sono adeguate e sufficienti.
3. Per risolvere adeguatamente questi problemi occorre discuterli, a tutti i livelli, investendovi tempo ed energie. Solo dal confronto e dall’approfondimento, alla luce dei fatti, si può capire se si devono cambiare regole e meccanismi come le norme statutarie, oppure se è una questione di mentalità, di atteggiamenti, di abitudini che vanno cambiate: questione di regole o di cultura? Noi siamo però in contraddizione perché indichiamo i problemi ma poi disertiamo l’Assemblea in cui siamo stati eletti e che li dovrebbe discutere, sottraendoci alla nostra responsabilità. Una decisione urgente è quella di dedicare una sessione dell’Assemblea all’analisi del proprio funzionamento e alla elaborazione di proposte per migliorarlo. La comunicazione diffusa dalla Presidente, su questo punto, è molto chiara. Roberto Cremaschi Come richiesto, vi mando l'estrema sintesi propositiva del mio intervento in assemblea provinciale. Per evitare che la buona discussione fatta si perda, vi propongo che la segreteria provinciale raccolga in un documento le proposte più condivise (ed eventualmente segnali le altre) e le inoltri all'assemblea regionale. Occorrerebbe inoltre dare più spazio sul nostro sito al lavoro in corso a livello nazionale sul tema: mi sembra che il nostro dibattito sia stato preciso, non organizzativistico, ma puntando a definire le caratteristiche del pd come strumento per la politica di cambiamento. Non è stato, insomma, un parlarsi addosso.
ciao, roberto
1. Non basta sentire il vento, bisogna coglierlo e farsi portare. La raccolta di firme per il referendum elettorale ha indicato quale è il sentire politico della nostra gente. La conseguenza deve essere una pressante spinta in Parlamento per la riforma elettorale e delle istituzioni e le primarie per scegliere i candidati alle politiche: mai più un parlamento di eletti!
2. Nuovo modo di governare il rapporto tra partito e istituzioni. Non è il partito che decide i membri dei Cda. Moltiplicare e diffondere le esperienze di autonomia reale dei sindaci (es. Uniacque). Stabilire incompatibilità: chi è incaricato delle società partecipate non può essere designato membro di una società. O controlla o è controllato. E via di questo passo.
3. Questione morale. Il Pd si è mosso tardi e male su Penati. Ma malissimo su Tedesco e Pronzato. Occorre un trasparente finanziamento pubblico ai partiti, ma anche una più severa selezione dei nostri dirigenti. Controllare le campagne elettorali dei singoli (regionali).
4. Semplificare l'organizzazione dando precise mission agli organismi. A livello provinciale unificare assemblea e direzione e costituire una conferenza permanente dei coordinatori di circolo. Attivare canali più efficaci di comunicazione (il sito internet deve pubblicare convocazioni e verbali, ad esempio). Beppe Benigni Bisogna innanzitutto avere chiaro la missione del nostro partito per una società libera, giusta e solidale, agganciando il PD al progetto europeo della creazione del partito dei democratici e socialisti europei: partito di centrosinistra che si confronta con il partito popolare europeo di centrodestra. Di volta in volta i nostri alleati potranno essere i verdi, i liberali, una sinistra più radicale ma che è spendibile per il governo. Insomma se vogliamo un’Europa politica perché è a quel livello che si possono risolvere i problemi del lavoro, dell’ambiente, della pace, è quella che deve essere punto di riferimento per chiarire la nostra collocazione politica, senza fraintendimenti, anche a livello nazionale. Questo nella normalità della situazione. In casi di emergenza, come ha dimostrato anche la stessa Germania, è evidente che si può dar luogo anche a governi di grande coalizione per affrontare crisi particolarmente gravi
Il PD deve essere un partito forte perché crede nel collettivo, attento ai contenuti e alla comunicazione degli stessi più che all’immagine dei suoi singoli dirigenti. Bisogna essere consapevoli che il berlusconismo ha avuto riflessi negativi anche su di noi. Un partito che quando succede il caso Penati non dice solo: la magistratura vada avanti, è un caso doloroso. Filippo Penati, che io sono sicuro non abbia intascato un euro personalmente, e mi auguro totalmente innocente, è indagato insieme a tanti altri compagni, per finanziamento illecito ai partiti e alle campagne elettorali. Queste accuse riguardano più PDS e DS che il PD, ma io mi aspettavo che Bersani, perché a Sesto è sotto accusa non una persona ma un sistema di finanziamenti, che, secondo i PM, potrebbero essere illeciti, dicesse se il PD ha regole e controlli sufficienti perché non si corra il rischio di ripetere errori del passato. Il costo delle campagne elettorali (estremamente costose!) e di chi le paga è un problema? Il PD ha regole e controlli efficaci? Il PD ormai penso che sia un partito composto essenzialmente da volontari, i suoi costi di funzionamento dovrebbero essere estremamente bassi. Possiamo stare tranquilli che il finanziamento pubblico, il tesseramento, le feste democratiche coprano questi costi? Su questi temi la trasparenza del PD deve essere totale, pena la perdita di credibilità perché, come dice anche Bersani, per fortuna, il nostro elettorato è su questi temi molto più sensibile di quello di centrodestra e perché il PD nasce proprio come partito nuovo.
Un partito che credendo fermamente nella democrazia dei partiti agisce subito concretamente per ridurre i costi della politica con atti emblematici, distinguendo le giuste indennità dovute per funzioni delicate da privilegi insopportabili in momenti di crisi: parlamentari, consiglieri regionali, manager pubblici, presidenti, vice presidenti, amministratori di una pletora di enti pubblici devono rinunciare da subito ai privilegi. Un partito però che non taglia la democrazia anche se deve andare controcorrente. E’ perciò giusto accorpare i servizi dei comuni per migliorare l’efficienza degli stessi, ma i consigli comunali non costano ed è dannoso abolirli, si aboliscono regioni e province se non idonee a svolgere le loro funzioni per insufficiente popolazione e territorio. Non si cambia posizione però quattro volte in due mesi sulle province perché si fiuta l’aria del consenso, rischiando di abolire istituzioni democratiche indispensabili al governo del territorio.
Infine sono d’accordo nel separare l’elezione dei segretari regionali dal segretario nazionale. La separazione permetterebbe una caratterizzazione più regionalista delle elezioni. Mi sembra anche ragionevole far votare per il segretario regionale gli iscritti, non essendoci la possibilità di rendere visibili mediaticamente le varie candidature regionali come avviene invece a livello nazionale, e non essendo perciò facile al semplice elettore fare una scelta consapevole. In questi giorni sono avvenute le primarie del partito socialista francese in due turni per decidere il candidato alle presidenziali. Forse i due turni in caso di non raggiungimento del 50% più uno al primo turno da parte di un candidato potrebbe essere utile. |